Sono 14 i suicidi registrati in Valle d’Aosta tra l'1 gennaio e il 31 agosto di quest’anno: nove uomini e cinque donne; in estate undici casi si sono verificati a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Sette delle persone decedute erano seguite dai servizi di Psichiatria o dal SerD, mentre le altre sette non risultavano in carico ai servizi specialistici.
È uno dei dati che emergono dal quadro diffuso dall’assessorato regionale alla Sanità e dall’Azienda Usl sulle attività sviluppate nel 2026 dal Dipartimento di Salute mentale e, in particolare, dalla Struttura complessa Psichiatria diretta da Anna Maria Beoni (foto in basso).
Dei 14 suicidi avvenuti dall’inizio dell’anno, sette si sono concentrati tra giugno e agosto. Un dato che, viene precisato dalla Usl in una nota, richiede attenzione ma deve essere interpretato tenendo conto delle ridotte dimensioni della popolazione valdostana e quindi dell’incidenza che variazioni anche di poche unità possono avere sulle statistiche.
La serie degli ultimi anni non evidenzia una crescita progressiva; i suicidi erano stati 22 nel 2023, 20 nel 2024 e 15 nel 2025. Anche negli anni precedenti una parte rilevante delle persone decedute non risultava conosciuta dai servizi di salute mentale: otto su 22 nel 2023, 11 su 20 nel 2024 e sei su 15 nel 2025.
Parallelamente cresce l’attività di prevenzione e monitoraggio; nei primi otto mesi del 2026 gli Ambulatori prevenzione suicidi hanno effettuato 336 prestazioni, delle quali 123 direttamente rivolte ai pazienti e 213 colloqui con i familiari. Il totale ha già superato le 246 prestazioni effettuate nell’intero 2025.
In aumento anche il monitoraggio telefonico: tra gennaio e agosto sono state effettuate 860 telefonate contro le 669 dello stesso periodo dello scorso anno, con un incremento del 28,6%. Il sistema ha coinvolto finora 56 pazienti.
Il percorso successivo alla dimissione comprende telefonate programmate degli infermieri del Centro di Salute mentale, visite domiciliari, controlli sull’aderenza alle terapie e interventi tempestivi qualora emergano segnali di rischio. Un’équipe dedicata si riunisce inoltre ogni settimana per esaminare i casi complessi e coordinare l'attività tra i diversi servizi.
Nei primi otto mesi dell’anno sono stati 383 gli accessi al triage infermieristico del Centro di Salute mentale. Tra marzo e agosto, 212 dei 275 accessi dei quali è disponibile l’esito, il 77,1%, hanno portato a una presa in carico. La percentuale raggiunge l’84,9% tra le persone che non erano mai state seguite in precedenza dal Centro e arriva al 94,4% nella fascia di età compresa tra 26 e 45 anni.
"L’attività che stiamo sviluppando si muove su due direttrici complementari", spiega Beoni; da una parte la capacità dei servizi di "accogliere, prendere in cura e seguire nel tempo le persone", dall’altra la costruzione di una rete sanitaria e sociale in grado di "intercettare il disagio prima che diventi emergenza". Proprio il fatto che una parte significativa delle persone morte per suicidio non sia mai entrata in contatto con i servizi specialistici, sottolinea la direttrice, rende centrale la collaborazione con medicina generale, servizi sociali, scuole, famiglie e territorio.
Dal 2024 il Dipartimento collabora anche con i Punti unici di accesso, i Pua, che possono indirizzare direttamente al triage del Centro di Salute mentale le persone nelle quali venga individuata una situazione di disagio psichico o di urgenza clinica. Nei primi otto mesi di quest’anno sono state 12 le segnalazioni provenienti dai Pua.
La rete comprende inoltre interventi nelle scuole sul disagio adolescenziale e sulla gestione dell’ansia, formazione per docenti e operatori sanitari sul rischio suicidario e collaborazioni con associazioni di volontariato e altre realtà del territorio.
«Una prevenzione efficace non è solo sanitaria, ma passa attraverso la capacità di tutta la comunità di saper intercettare precocemente il disagio e sostenere le persone nelle diverse fasi della vita», afferma l’assessore regionale alla Sanità Carlo Marzi, ricordando il Progetto regionale per la prevenzione del suicidio avviato nel 2022 e il Tavolo interistituzionale che riunisce soggetti sanitari, sociali, istituzionali, Forze dell’ordine, volontariato e altre realtà valdostane.
Il direttore sanitario dell’Usl, Mauro Occhi, richiama infine anche le difficoltà legate alla carenza di personale, "psichiatri soprattutto, ma non solo", e alle nuove forme di disagio, in particolare quelle che interessano gli adolescenti. Secondo Occhi, una volta affrontata la criticità del personale di assistenza, in Valle d’Aosta esistono le condizioni per puntare a offrire "il massimo della protezione a chi è vulnerabile".


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