Il collegio giudicante ha ascoltato due testimoni dell'accusa, ovvero l'ispettore della Polizia penitenziaria Massimiliano La Camera e un agente, entrambi in servizio quella sera nell'istituto valdostano.
Dalle loro deposizioni è emersa una ricostruzione che colloca l'origine dei disordini in una situazione di forte concitazione sviluppatasi dopo lo scoppio di una bomboletta di gas all'interno di una sezione detentiva. L'esplosione avrebbe provocato un principio d'incendio, immediatamente affrontato dal personale con un estintore a polvere. Secondo quanto riferito in aula, una volta domate le fiamme, l'estintore avrebbe continuato a disperdere polvere estinguente nell'ambiente. La combinazione tra il fumo dell'incendio e la polvere sospesa nell'aria avrebbe reso difficoltosa la respirazione sia per gli agenti sia per i detenuti rinchiusi nelle celle.
Mentre l'ispettore La Camera era impegnato all'esterno nel tentativo di eliminare la polvere residua, gli agenti presenti in reparto, preoccupati per le condizioni dei detenuti costretti a respirare quell'aria satura di fumo e particelle, decisero di aprire le celle e trasferire i reclusi al piano inferiore.
Qui la situazione sarebbe ulteriormente degenerata. Alcuni detenuti avrebbero aperto un bocchettone antincendio, provocando l'allagamento del piano. In precedenza, sempre secondo la ricostruzione fornita dai testimoni, un detenuto intenzionato a ottenere il trasferimento in un'altra cella avrebbe rotto alcune ceramiche del bagno e incendiato un materasso, contribuendo ad aumentare il fumo, la tensione e la confusione all'interno della sezione.
L'accusa sostiene che proprio quel detenuto, identificato in Tcheffir, gli altri due imputati e almeno altri due reclusi avrebbero circondato l'ispettore La Camera ritenendolo responsabile delle condizioni ambientali create dal fumo e dalla polvere e minacciandolo in modo preoccupantemente aggressivo. Le proteste avrebbero poi contribuito ad accendere gli animi anche in un'altra sezione dell'istituto, dove altri detenuti avrebbero dato alle fiamme materassi e lenzuola. Sempre secondo la contestazione formulata dalla Procura, Tcheffir avrebbe successivamente rovesciato una scrivania e iniziato a danneggiare arredi e suppellettili degli uffici, imitato da altri detenuti che avrebbero preso parte ai danneggiamenti. Un agente che aveva respirato troppo a lungo fumo e polvere svenne, colpito da intossicazione e fu ricoverato all'ospedale 'Parini' insieme ad altri due colleghi, anch'essi rimasti intossicati seppur più lievemente. Ci vollero ore e l'arrivo di indispensabili rinforzi per riportare la calma e iniziare la conta dei danni.
La vicenda processuale si inserisce nel solco delle polemiche sorte nei giorni successivi ai fatti, quando il sindacato della Polizia penitenziaria Osapp parlò apertamente di "rivolta", definizione successivamente contestata dalla direttrice dell'istituto, Velia Nobile Mattei, che aveva invece ricondotto l'accaduto a una protesta circoscritta e rapidamente gestita dal personale.
L'udienza è stata aggiornata a martedì 22 settembre, quando il Tribunale ascolterà altri due testimoni e proseguirà l'istruttoria dibattimentale.