Coltivava e vendeva marijuana legale a basso principio attivo dal 2018 ma nel giugno del 2025, poche settimane dopo l’entrata in vigore del Decreto sicurezza, la Guardia di finanza di Aosta aveva sequestrato al 39enne valdostano Giampiero Semeraro circa 200 chilogrammi di cannabis light, divenuta da un giorno all'altro 'illegale'.
Oggi la vicenda è approdata per la prima volta in tribunale; Semeraro è imputato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio (pene da sei a 20 anni di detenzione), ma il procedimento si è subito fermato. Questa mattina si è tenuta la prima udienza davanti al giudice monocratico Marco Tornatore; il difensore dell’imputato, l’avvocato Alessio Iannone, rifacendosi a un analogo processo in corso a Brindisi ha chiesto e ottenuto un rinvio del dibattimento in attesa che sulla normativa si pronunci la Corte costituzionale. L'articolo 18 del Decreto che 'punisce' la colltivazione a basso o addirittura assente principio attivo, è costituzionale? E per di più, quale 'somma urgenza' ha caratterizzato l'esecutività della norma, senza dare il tempo ai coltivatori di smaltire il prodotto?
Al centro della questione c’è l’articolo 18 del Decreto sicurezza, approvato dal governo guidato da Giorgia Meloni il 4 aprile 2025 e divenuto esecutivo dopo soli otto giorni, che ha vietato il commercio e la lavorazione della cannabis, includendo anche i prodotti privi di effetto drogante, ovvero con contenuto di delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) nei limiti precedentemente consentiti.
Sul 'caso Semeraro' o meglio sulla legittimità costituzionale di quella norma dovranno ora esprimersi i giudici della Consulta. Il decreto-legge, entrato in vigore nell’aprile 2025, ha di fatto reso illegale l’intera filiera della cosiddetta cannabis light, dalla coltivazione alla vendita. La norma vieta espressamente “la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati”.
Dal 12 aprile 2025, dunque, agricoltori e commercianti che operavano nel settore sono incorsi in sequestri e denunce penali perchè secondo l’impostazione accusatoria, anche la detenzione di grandi quantitativi di cannabis light rientra ora nel perimetro delle sostanze stupefacenti vietate.
È in questo quadro che si inserisce la vicenda di Semeraro, finito a processo come un qualsiasi spacciatore pur avendo, secondo la difesa, commercializzato esclusivamente cannabis con principio attivo molto basso, fino all’entrata in vigore della nuova normativa. La sospensione del procedimento apre ora uno scenario più ampio: l’esito del giudizio davanti alla Corte costituzionale potrebbe incidere non solo su questo processo, ma su numerosi procedimenti analoghi aperti in tutta Italia dopo l’entrata in vigore del decreto. Per il tribunale di Aosta, si tratta del primo caso emblematico nato dal giro di vite normativo sulla cannabis light.


pa.ga.



