Politica | 07 luglio 2024, 07:55

La 'lectio economica' di Enrico Letta al Renewable Thinking di Cva VIDEOINTERVISTA

Per l'ex premier è necessario completare la creazione del mercato unico europeo per la sopravvivenza stessa dell’Europa

Il Presidente della Giunta, Renzo Testolin; il presidente di Cva, Marco Cantamessa; il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, l'Au di Cva, Giuseppe Argirò, il direttore di Cva, Enrico De Girolamo ed Enrico Letta sul palco di Renewable Thinking

Il Presidente della Giunta, Renzo Testolin; il presidente di Cva, Marco Cantamessa; il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, l'Au di Cva, Giuseppe Argirò, il direttore di Cva, Enrico De Girolamo ed Enrico Letta sul palco di Renewable Thinking

Al Centro Congressi del Grand Hotel Billia di Saint-Vincent si è svolto sabato 6 luglio, nell'ambito del workshop Renewable Thinking organizzato da Cva Spa, l'interessante dialogo sulle prospettive future dell’energia nel mercato interno europeo tra la giornalista del Sole 24 Ore Laura Serafini ed Enrico Letta (foto in basso), EU Rapporteur sul Futuro del Mercato Unico, Presidente dell'Istituto Jacques Delors e già Presidente del Consiglio dei ministri. 

L’ex premier racconta di aver attraversato l’Unione europea da nord a sud, da ovest a est, durante la recente campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, per presentare il suo Rapporto sul Mercato Interno. Nel corso di questo viaggio ha incontrato un’Europa spaccata in due. Spaccatura che, però, non coincide con destra e sinistra, ma con nord e sud in cui gli Stati del sud sono orientati a fare debito comune al contrario di quelli del nord che invece prediligono la strada dei finanziamenti statali e privati. Letta, attraverso un esempio ferroviario, ha messo in luce come in Europa esistano ancora frontiere tra i Paesi membri: nell’Unione sono collegati dall’alta velocità i capoluoghi di provincia, ma non le capitali, ad eccezione di Parigi e Bruxelles. Mentre, ad esempio, in Cina l’alta velocità connette ogni parte del Paese. La locomotiva, icastico simbolo del progresso, è ancora una volta la cartina al tornasole dello sviluppo, anche politico ed economico.

L’ex segretario dem cita Jacques Delors, presidente della Commissione europea per tre mandati dal gennaio 1985 alla fine del 1994, che rimarcò che nel 1985, quando fu realizzato il mercato unico europeo, Cina ed India insieme pesavano poco più dell’Italia, mentre oggi questi due Stati rappresentano il 25% del peso mondiale.

Serafini domanda a Letta la sua risposta all’aumento del voto euroscettico. La risposta è sicura e immediata: “Più integrazione!”. Perché, secondo l’ex primo ministro, non si tratta di uno scontro ideologico tra federalisti e sovranisti, ma è una questione di sopravvivenza del più piccolo continente al mondo. Sopravvivenza perché rafforzare il mercato unico significa aumentare i posti di lavoro e la competitività. Non a caso Delors fece il mercato unico anche con Margaret Thatcher che era la più antieuropeista in quel momento, ma mirava all’incremento dei posti di lavoro e della competitività.

Letta conclude affermando che all’UE manca qualcosa. Il mercato unico dell’Unione ha quattro libertà fondamentali che corrispondono alla libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Manca il quinto elemento costituito dalla conoscenza, dalle 'skill', dai 'data' e dalla ricerca. Grazie a questa quinta libertà l’Europa ha la possibilità di riprendere la sua forza.

Quello che emerge da questo approfondimento è che l’Unione europea, nell’ipertrofica complessità che contraddistingue la nostra epoca segnata da transizioni e sviluppi continui e di immensa portata, deve incanalare la propria intrinseca complessità, connaturata nell’essere un’unione di più realtà, in soluzioni che semplificano per essere forti e competitivi.       

Qui la videointervista di Gian Marco Parrella a Enrico Letta

 

Gian Marco Parrella