Gentile Redazione, ho letto con interesse la relazione annuale del Difensore civico della Valle d’Aosta, pubblicata nei giorni scorsi da Laprimalinea.it e mi permetto alcune considerazioni sul ruolo e sull’evoluzione di questa figura istituzionale.
La sensazione è che, negli anni, l’ufficio abbia progressivamente assunto caratteristiche più vicine a quelle di un servizio di informazione e orientamento al cittadino, piuttosto che di un vero organo di mediazione e tutela dei diritti nei confronti della pubblica amministrazione. Un’impostazione che rischia di ridurre la funzione del Difensore civico a quella di un semplice intermediario amministrativo, mentre la finalità originaria dell’istituto era ben più ampia: prevenire il contenzioso, individuare criticità sistemiche e favorire soluzioni concrete prima che i conflitti arrivassero nelle aule giudiziarie.
Colpisce inoltre il numero dei casi trattati, che appare piuttosto contenuto rispetto alle potenzialità e ai costi della struttura. Basti ricordare che, diversi anni fa, l’allora Difensore civico regionale gestiva in un solo mese un numero di pratiche paragonabile a quello oggi affrontato forse nell’arco di un intero anno, pur operando con competenze molto più limitate rispetto a quelle attuali e con un numero inferiore di enti convenzionati.
Alcuni passaggi della relazione sembrano poi concentrarsi su aspetti marginali rispetto alle funzioni specifiche dell’organo, come le modalità comunicative della pubblica amministrazione o il tono delle e-mail ricevute dagli utenti. Temi certamente non irrilevanti, ma che paiono secondari rispetto alla missione centrale del Difensore civico, che è quella di garantire imparzialità, tutela sostanziale dei cittadini e vigilanza sulle possibili disfunzioni amministrative.
Più in generale, credo sia opportuno aprire una riflessione sul modello valdostano di nomina del Difensore civico e sui requisiti di eleggibilità. La prima normativa regionale in materia, considerata all’epoca innovativa anche in ambito accademico internazionale, prevedeva una selezione fortemente basata sui titoli e sulle competenze, con il coinvolgimento di organismi terzi e della società civile. Un’impostazione che puntava a rafforzare l’autonomia e la terzietà dell’istituzione rispetto alla politica.
Forse oggi sarebbe utile tornare a discutere proprio di questo, cioè del ruolo che il Difensore civico dovrebbe avere in una società sempre più complessa e del modo migliore per garantirne indipendenza, autorevolezza ed efficacia.



Lettera firmata



