C’è un passaggio contenuto nel documento tecnico con il quale la Società autostrade valdostane-Sav spiega le problematiche dei lavori che inizieranno l'11 giugno, che lascia più di una perplessità. Perché da una parte si annuncia la necessità di chiudere completamente per circa un anno il raccordo A5–SS27 del Gran San Bernardo, dall’altra la stessa società concessionaria sostiene che l'opera creerà un "disagio contingente" ma “non tale da spostare o precludere direttrici di traffico”.
Nasce in chi legge una domanda necessariamente tecnica, ma anche politica, economica e perfino logica; se l’impatto sarà così contenuto, allora perché imporre una chiusura totale di 370 giorni? E se invece la chiusura è davvero indispensabile per motivi di sicurezza, come sostenuto dai tecnici, allora come si può contemporaneamente minimizzare sulla carta le conseguenze sul traffico?
Nel documento illustrato ai sindaci e agli enti locali, Sav spiega che le gallerie Côte de Sorreley e Signayes — lunghe rispettivamente 4.725 e 2.044 metri — devono essere adeguate alle normative di sicurezza previste dal decreto legislativo 264/2006. Per farlo, viene indicata come inevitabile la chiusura totale del raccordo, perché i lavori prevedono smantellamento completo degli impianti esistenti; scavi importanti sotto la piattaforma stradale; installazione di nuovi apparati lungo tutta la volta e i parametri delle gallerie.
Secondo Sav, questi interventi renderebbero “totalmente incompatibile” l’esercizio delle due gallerie durante il cantiere.
Eppure, sempre nelle carte della concessionaria, si legge che sono stati attivati approfondimenti tecnici per ridurre i tempi di chiusura rispetto ai 494 giorni inizialmente previsti dal cronoprogramma esecutivo, arrivando a stimare una riduzione di circa quattro mesi grazie a nuove soluzioni operative e di cantierizzazione. Un elemento che apre inevitabilmente un interrogativo: se i margini organizzativi esistono, perché non sono state trovate soluzioni parziali, anche più costose, per evitare un blocco totale di un anno?
La sensazione è che si stia tentando di tenere insieme due narrazioni difficilmente conciliabili; da un lato l’emergenza tecnica assoluta, tale da imporre la chiusura completa senza alternative; dall’altro la rassicurazione pubblica secondo cui i disagi, pur significativi, non cambieranno realmente le direttrici di traffico e saranno gestibili.
Due intendimenti che insieme rischiano di non stare in piedi perché se davvero la chiusura non avrà effetti tali da modificare i flussi principali, allora l’opera appare meno strategica e meno drammatica di quanto raccontato. Se invece il raccordo è fondamentale per collegamenti, turismo, pendolarismo e trasporto merci - come sostengono da giorni sindaci e categorie economiche - allora è inevitabile aspettarsi un impatto enorme sulla viabilità valdostana.
Nel confronto di questa mattina a Palazzo regionale, durato oltre due ore e mezza, Sav e il gruppo Protos Check srl hanno confermato ai sindaci che non esistono alternative praticabili alla chiusura totale. Una decisione che, secondo quanto emerso successivamente anche nel confronto con i consiglieri regionali, la Presidenza della Regione conosceva già da settembre 2025, quando gli esiti delle analisi tecniche erano stati trasmessi ufficialmente a Palazzo regionale.
I sindaci hanno preso atto della situazione, ma le preoccupazioni restano fortissime, non solo per il traffico, ma anche per l’impatto economico sul turismo, sui collegamenti tra vallate e sulla quotidianità dei residenti.
Ed è forse questo il nodo più delicato dell’intera vicenda, ovvero la percezione che una decisione già sostanzialmente presa da mesi venga oggi presentata come inevitabile, mentre contemporaneamente si cerca di rassicurare il territorio ridimensionandone le conseguenze. Due versioni che, almeno sulla carta, sembrano difficili da conciliare.


pa.ga.



