Dal Vinile al Cuore | 18 settembre 2026, 13:47

Il ritorno degli Echo & The Bunnymen

Esce oggi Apples for Isaac, il nuovo album degli Echo & The Bunnymen. Undici brani asciutti e intensi segnano il ritorno della storica band britannica dopo dodici anni di silenzio discografico. La batteria del compianto Clem Burke, registrata prima della sua scomparsa, attraversa il disco come una presenza vitale, dando energia a un lavoro che non cerca la nostalgia ma una nuova maturità sonora

Il ritorno degli Echo & The Bunnymen

Apples for Isaac arriva come un gesto di continuità dopo un lungo periodo di sospensione. Dal 2014 la band non pubblicava un album, limitandosi ai concerti e alla custodia del proprio repertorio.

La pandemia, la chiusura del Parr Street Studio e la morte di Clem Burke hanno rallentato ogni progetto, trasformando questo ritorno in un atto di resistenza artistica. Il disco, prodotto da Ian McCulloch e affidato al mix di Alan Moulder e Andrea Wright, sceglie una scrittura più scarna rispetto alle orchestrazioni degli ultimi anni: chitarre secche, voce vissuta, ritmo diretto. È un suono che non imita il passato ma lo attraversa con consapevolezza.

La presenza di Burke è il cuore emotivo dell’album. Dieci tracce portano la sua batteria, registrata prima della sua scomparsa, e la sua energia diventa la spinta che muove l’intero lavoro.

Non è un omaggio postumo, ma un dialogo vivo, un’ultima corsa condivisa. Le recensioni internazionali sottolineano proprio questa vitalità; un disco compatto, 37 minuti senza riempitivi, che restituisce agli Echo & The Bunnymen una centralità che sembrava sospesa.

Tra i brani più significativi, Take Me By The Hand apre con una dichiarazione d’intenti, mentre Brussels Is Haunted rappresenta il vertice emotivo del disco, sospeso tra memoria e presagi. Asimov riporta la band a un nervo post‑punk contemporaneo, e I’ll Be Your Sunshine mostra il lato più fragile della scrittura di McCulloch.  

Apples for Isaac non è un album nostalgico. È un lavoro di uomini adulti che scelgono di tornare non per replicare ciò che sono stati, ma per affermare che la loro voce ha ancora peso. Un disco che guarda avanti, pur sapendo esattamente da dove viene.

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