Editoriale | 09 agosto 2026, 07:45

Cervino, le Guide non salgono ma l’elicottero continua a soccorrere alpinisti

La Società Guide del Cervino ha sospeso le ascensioni con i clienti e sconsigliato di affrontare la Gran Becca per le attuali condizioni della montagna, eppure c'è chi continua a salire e ieri l'elicottero della Protezione civile è stato chiamato in soccorso almeno due volte. Se si decide di ignorare gli avvertimenti, i costi almeno non ricadano sulla collettività

Cervino, le Guide non salgono ma l’elicottero continua a soccorrere alpinisti

Le vie di ascensione non sono chiuse ma le Guide del Cervino, che quella montagna la conoscono meglio di chiunque altro, in questi giorni hanno deciso di non accompagnarvi i propri clienti. Non perché la via normale italiana sia stata direttamente interessata dal grande crollo di mercoledì 5 agosto lungo la parete Sud, ma perché le condizioni generali della Gran Becca, dopo i temporali e i fenomeni di instabilità degli ultimi giorni, suggeriscono prudenza.

Una prudenza tradotta in una decisione molto concreta; sospendere temporaneamente le ascensioni con i clienti e sconsigliare agli alpinisti di affrontare il Cervino fino a quando non saranno tornate condizioni adeguate di sicurezza.

Un'indicazione che evidentemente non tutti ritengono di dover seguire, se nella sola giornata di ieri, sabato 8 agosto, un elicottero Sierra Alfa della Protezione civile valdostana con a bordo guide del Soccorso alpino e medico si è diretto almeno due volte verso il Cervino in aiuto di alpinisti. Non è questa la sede per giudicare capacità, preparazione o motivazioni di chi abbia deciso comunque di affrontare la montagna; l'alpinismo comporta per sua natura una componente di rischio e il soccorso deve naturalmente intervenire ogni volta che una vita è in pericolo, ma una domanda è difficile non porsela.

Se i professionisti che sul Cervino lavorano quotidianamente decidono di fermarsi e lanciano pubblicamente un avvertimento, chi sceglie consapevolmente di ignorarlo dovrebbe almeno assumersi anche la responsabilità economica delle conseguenze della propria decisione, anche se presa con a disposizione tutta l'attrezzatura necessaria e tutta l'esperienza possibile?  Far decollare un elicottero, portare in quota equipaggi altamente specializzati e impegnare uomini e mezzi del sistema regionale di soccorso ha un costo importante, un costo sostenuto dalla collettività e, soprattutto, risorse che durante un intervento non sono disponibili altrove.

Non si propone, ovviamente, di lasciare un alpinista in difficoltà sulla montagna; il soccorso non si discute. Si può invece discutere – e sarebbe forse opportuno farlo – su chi debba pagarne il conto quando l'emergenza arriva dopo che indicazioni autorevoli e pubbliche avevano chiaramente sconsigliato di affrontare quella montagna anche agli scalatori più esperti.

C'è una differenza tra l'incidente imprevedibile, che può capitare anche all'alpinista più preparato e la scelta di esporsi a un rischio in condizioni eccezionali nonostante gli avvertimenti. La montagna resta libera e tale deve rimanere, ma libertà e responsabilità dovrebbero procedere insieme e, se così fosse, scegliere comunque di salire sul Cervino mentre persino le sue Guide hanno deciso di restare a valle almeno il costo di un eventuale recupero potrebbe non essere necessariamente un problema di tutti.

patrizio gabetti