Sono 1.240 le firme raccolte in appena dieci giorni dalla petizione 'Salviamo il Ponte di Introd', promossa per chiedere la rimozione delle barriere antisuicidio installate a fine aprile sul ponte lungo la strada regionale della Valsavarenche e per individuare soluzioni alternative contro i gesti anticonservativi.
Martedì 26 maggio alcuni promotori dell’iniziativa hanno incontrato a Palazzo regionale il presidente della Giunta, Renzo Testolin, parte della Giunta regionale e i sindaci di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame e Valsavarenche. Presenti anche gli assessori Davide Sapinet, Carlo Marzi ed Erik Lavevaz.
Secondo i promotori, la mobilitazione ha coinvolto non soltanto residenti della zona ma anche cittadini provenienti da tutta la Valle d’Aosta e numerosi frequentatori del territorio del Grand Paradis. “Un terzo dei firmatari proviene da fuori Valle: proprietari di seconde case, turisti affezionati al territorio, persone che conoscono e amano Introd e il suo ponte”, spiegano.
Al centro delle contestazioni vi è l’impatto delle nuove strutture sul valore architettonico e paesaggistico del ponte. “Tutti concordano sul fatto che l’intervento realizzato ne abbia compromesso il valore e ritengono che queste barriere non risolvano il problema per cui sono state installate”, sostengono i promotori.
L’incontro, durato quasi due ore, non avrebbe però soddisfatto i rappresentanti della petizione. “Ci aspettavamo risposte puntuali che non sono arrivate. Anche sulla presunta provvisorietà dell’opera le spiegazioni non sono state convincenti”.
Secondo quanto emerso durante il confronto, le barriere installate rappresenterebbero soltanto il primo passo di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area, ancora privo di una definizione concreta. Nello scenario più ottimistico, la sostituzione delle strutture attuali potrebbe arrivare tra il 2029 e il 2030. Una prospettiva giudicata “inaccettabile” dai promotori: “È un lasso di tempo improponibile. Una provvisorietà che rischia di diventare definitiva”.
Nel comunicato viene inoltre ricordato che gli unici fondi oggi disponibili sarebbero i 400mila euro stanziati nel luglio 2025 dalla Regione a favore del Comune di Introd per interventi di riqualificazione dell’area del Pon Nou e del Pon Viou, nell’ambito della prevenzione dei gesti anticonservativi e della valorizzazione turistica della zona. Secondo i promotori, tuttavia, “ad oggi il Comune di Introd non ha ancora presentato alcun progetto né un’idea concreta per l’utilizzo delle risorse”.
Nel corso dell’incontro sarebbe stato affrontato anche il tema dell’urgenza che ha portato alla posa delle barriere. “Nel 2024 i suicidi in Valle d’Aosta sono stati 13, contro una media di 20 negli anni precedenti. Non significa abbassare la guardia – precisano i promotori – ma l’urgenza con cui l’intervento è stato progettato e realizzato non trova riscontro in elementi oggettivi”.
I promotori hanno comunque riconosciuto “il valore del lavoro del tavolo interistituzionale attivo dal 2022”. Uno dei pochi punti condivisi durante il confronto sarebbe stata la mancanza di comunicazione preventiva con la popolazione locale. “C’è stato accordo sul fatto che la totale assenza di comunicazione abbia contribuito a creare malumore e incomprensioni”, spiegano i promotori, che chiedono ora un incontro pubblico aperto agli abitanti di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame e Valsavarenche.
“La Regione ha confermato che c’è sempre stato dialogo con il Comune di Introd, anche se nelle ultime settimane abbiamo assistito a un rimpallo di responsabilità. A noi interessa poco: continueremo a chiedere la rimozione delle barriere e soluzioni rispettose del ponte, della sua storia e delle comunità che lo vivono ogni giorno”.
Nel comunicato viene inoltre evidenziato il problema della viabilità sul ponte dopo l’installazione delle barriere. Tre gli episodi segnalati in circa quaranta giorni: il 21 aprile un autoarticolato proveniente da Villeneuve-Aosta ha urtato la parte superiore delle barriere durante una manovra (foto sopra); il 15 maggio un secondo camion avrebbe colpito le strutture, causando il blocco temporaneo della circolazione; il 23 maggio un mezzo pesante avrebbe rinunciato a imboccare il ponte, effettuando una retromarcia di circa 600 metri e paralizzando il traffico per almeno venti minuti.
“Ci chiediamo cosa accadrà in estate, quando il traffico aumenterà con la stagione turistica, fondamentale per l’economia delle nostre valli”, concludono i promotori della petizione.


pa.ga.



