Politica | 14 maggio 2026, 07:12

Il Ddl Malan punta il fucile contro lo stambecco, simbolo della rinascita alpina

Salvato dall’estinzione grazie alla riserva reale istituita nel 1836 dai Savoia e successivamente alla nascita del Parco del Gran Paradiso, l'animale di cui in Italia si contano 15 mila esemplari sta rientrando tra le specie cacciabili

Il Ddl Malan punta il fucile contro lo stambecco, simbolo della rinascita alpina

Per oltre un secolo è stato il simbolo della rinascita della fauna alpina e ora lo stambecco torna al centro dello scontro politico sulla caccia. Un emendamento inserito nel disegno di legge di riforma della legge 157 del 1992 apre infatti alla possibilità di includere l’animale tra le specie cacciabili, provocando la dura reazione delle associazioni ambientaliste e animaliste.

La modifica è contenuta nel cosiddetto ddl Malan, attualmente all’esame delle commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato e destinato a breve all’approdo in Aula. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza di centrodestra composta da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, interviene in modo ampio sulla normativa che disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria.

Secondo la Lega abolizione caccia-Lac) tra le novità più contestate c’è proprio l’inserimento dello stambecco tra le specie cacciabili. Un passaggio che, sottolinea l’associazione, riguarda un animale salvato dall’estinzione grazie alla riserva reale istituita nel 1836 dai Savoia e successivamente alla nascita del Parco del Gran Paradiso. Oggi sul versante italiano delle Alpi si contano circa 15mila esemplari, considerati comunque geneticamente vulnerabili.

Non sarebbe però l’unica modifica contestata. Nel testo emendato comparirebbe anche l’inserimento dell’oca selvatica tra le specie cacciabili, mentre il lupo verrebbe rimosso dall’elenco delle specie particolarmente protette.

Le critiche delle associazioni si concentrano soprattutto sull’impianto generale della riforma. Secondo la Lac, il disegno di legge amplierebbe in modo significativo tempi, luoghi e modalità della caccia, consentendo l’attività venatoria nelle foreste demaniali, nei valichi montani e perfino sui terreni innevati. Tra le misure contestate figurano anche la possibilità di cacciare dal demanio marittimo e da natanti a remi, oltre all’utilizzo di sistemi di puntamento capaci di amplificare la luce residua, strumenti oggi vietati dalla Convenzione di Berna.

Il provvedimento aveva già attirato l’attenzione della Commissione europea, che lo scorso dicembre aveva inviato una lettera al governo italiano manifestando preoccupazioni sul possibile impatto delle nuove norme. Secondo le associazioni ambientaliste, quella comunicazione non sarebbe mai stata resa pubblica dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Per la Lac, il ddl rappresenta "una pressione venatoria assolutamente insostenibile per gli ecosistemi naturali e agricoli italiani" e privilegerebbe gli interessi del mondo venatorio rispetto alla tutela della biodiversità. Un giudizio netto, che accompagna la mobilitazione delle organizzazioni ambientaliste contro una riforma destinata ad alimentare il confronto politico nelle prossime settimane.

pa.ga.