La risoluzione presentata da Avs richiama la sentenza 110 del 2026 del Tribunale di Aosta, che ha dichiarato Testolin ineleggibile e decaduto dalla carica di presidente della Regione. Il documento sottolinea come, dopo il deposito dell’appello presso la Corte d’Appello di Torino l’8 maggio scorso, Testolin sia tornato “nell’esercizio ordinario delle proprie funzioni”.
Secondo Avs, il protrarsi della vicenda giudiziaria – con udienza fissata al 29 settembre e la possibilità di ulteriori allungamenti dei tempi – rischia di mantenere la Regione in una situazione di “prolungata incertezza” con un governo regionale di fatto “sub iudice”.
Per questo il gruppo ritiene “indispensabile adottare un atteggiamento responsabile e rispettoso della comunità”, procedendo alla nomina di “un nuovo presidente e di conseguenza un nuovo vicepresidente e una nuova Giunta pienamente legittimati”.
Nella parte finale della risoluzione, Avs invita direttamente Testolin “a rassegnare immediatamente le dimissioni dalla carica”. Il gruppo richiama inoltre i principi indicati dal Tribunale di Aosta sulla norma relativa al limite dei mandati prevista dalla legge regionale 21 del 2007, evidenziando come essa risponda ai criteri affermati dalla Corte costituzionale: favorire il ricambio, evitare concentrazione e personalizzazione del potere e garantire la par condicio.
Più prudente la posizione contenuta nella seconda risoluzione, firmata dagli altri gruppi di opposizione. Anche in questo caso viene ricordato che il ricorso in appello ha consentito a Testolin di riprendere le sue funzioni ordinarie, ma il documento pone l’attenzione soprattutto sulla possibilità che la Corte d’Appello di Torino possa sollevare d’ufficio una questione di legittimità costituzionale sull’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21 del 2007, relativa al limite dei mandati.
Secondo i firmatari, un eventuale rinvio alla Corte costituzionale determinerebbe “un prolungamento significativo e indeterminato dell’incertezza istituzionale”, lasciando “sospesa” la legittimità dell’esecutivo regionale.
Per questo motivo la risoluzione impegna Testolin, nel caso in cui la Corte d’Appello decidesse di investire la Consulta, “a rassegnare le proprie dimissioni dalla carica nell’interesse della continuità e della stabilità dell’azione amministrativa”.
Il testo contiene anche un invito ai gruppi di maggioranza: qualora il presidente non intendesse dimettersi, viene chiesto di depositare “tempestivamente” una mozione di sfiducia costruttiva, ai sensi della legge regionale 21/2007, per garantire alla Valle d’Aosta “un esecutivo di piena legittimità” fino alla pronuncia definitiva della magistratura.