E' dettagliata la ricostruzione da parte delle veterinarie del Centro Veterinario di Nus sulla vicenda del cane deceduto lo scorso 25 aprile dopo essere stato trasferito al canile regionale, al centro dell’articolo pubblicato lunedì 27 aprile su Laprimalinea.it.
Le professioniste, che per prime hanno preso in carico l’animale, hanno fornito una versione dei fatti che chiarisce tempi, modalità di intervento e alcune imprecisioni contenute nella prima ricostruzione.
Secondo quanto riferito, la proprietaria del cane avrebbe contattato la struttura intorno alle 17, segnalando che l’animale, dalla mattina, appariva “strano” e presentava abbondante salivazione. Il sospetto iniziale era quello di una possibile intossicazione o avvelenamento, motivo per cui il cane è stato fatto arrivare immediatamente in ambulatorio.
Una volta visitato, l’animale presentava una temperatura corporea molto elevata. Sono stati quindi eseguiti gli esami disponibili in una struttura veterinaria standard – emocromo e biochimico – risultati nella norma, così come l’esame radiografico, che non ha evidenziato anomalie. Parallelamente è stata avviata una fluidoterapia, con l’obiettivo di ridurre la febbre e contrastare un’eventuale presenza di sostanze tossiche.
Nel corso del pomeriggio, però, il quadro clinico è precipitato rapidamente. Il cane ha iniziato a manifestare tremori, aumento della salivazione, fotofobia, ringhi e comportamenti aggressivi. In pochi minuti è diventato ingestibile e pericoloso, arrivando anche a rimuovere la flebo.
A quel punto, spiegano le veterinarie, è stata applicata la procedura prevista dal regolamento di polizia veterinaria (DPR 320 del 1954), che impone – in presenza di sintomi compatibili con patologie gravi come la rabbia – la sedazione dell’animale per garantirne la gestione in sicurezza e la successiva segnalazione all’autorità sanitaria.
Una prima sedazione è stata effettuata in condizioni difficili, ma a causa dello stato di forte eccitazione del cane non ha prodotto effetti sufficienti. Dopo circa un’ora è stato effettuato un secondo tentativo, con esito analogo.
Intorno alle 21, vista la situazione, è stato contattato il veterinario reperibile dell’Usl, che una volta giunto sul posto ha disposto il trasferimento dell’animale al canile sanitario per l’osservazione prevista dai protocolli. Dalle 23.30, precisano le veterinarie, la gestione del caso non era più in capo alla struttura privata.
La ricostruzione fornita interviene anche su alcune informazioni ritenute inesatte: i sintomi più gravi non erano presenti al mattino ma sono comparsi durante la permanenza in clinica; il cane non sarebbe stato chiuso in una stanza presso l’abitazione; non è stato richiesto l’intervento di operatori con dardi narcotizzanti; al momento del trasferimento l’animale risultava parzialmente tranquillizzato, tanto da essere contenuto con un laccio rigido.
Per quanto riguarda le ore successive, le informazioni sono state apprese telefonicamente ma in un'ottica di piena collaborazione con i responsabili del canile/gattile regionale; inizialmente il cane si sarebbe risvegliato dalla sedazione mostrando una relativa calma, pur continuando a salivare. Dopo circa un’ora, però, sarebbero ricomparsi sintomi simili a quelli osservati in ambulatorio. Poco dopo è arrivata la notizia del decesso.
Le veterinarie sottolineano infine di aver seguito scrupolosamente le procedure previste e di essersi attivate con tempestività, evidenziando anche un inevitabile coinvolgimento emotivo nella gestione del caso e la volontà di continuare a seguirne l’evoluzione nonostante il trasferimento dell’animale sotto la responsabilità dell’autorità sanitaria.
Resta ora atteso l’esito degli accertamenti autoptici, che potranno chiarire definitivamente le cause della morte.


pa.ga.



