Cronaca | 30 aprile 2026, 21:20

Brissogne; nuova 'tegola' giudiziaria per una famiglia già condannata per stalking

Brissogne; nuova 'tegola' giudiziaria per una famiglia già condannata per stalking

Si chiude con una seconda condanna penale – nell’ambito di una vicenda che si trascina da anni tra accuse di stalking, sopraffazioni e tensioni tra vicini – un nuovo capitolo giudiziario che vede coinvolti Anna Marcoz (foto sotto), 76 anni e i figli Fabrizio (51, foto in basso) e Sabrina Pedà (50). 

Il giudice del Tribunale di Aosta, con dispositivo depositato il 21 aprile scorso, ha condannato la famiglia Pedà/Marcoz per esercizio arbitrario delle proprie ragioni a una multa di 300 euro ciascuno, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il giudice ha disposto anche la condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile, da liquidarsi in separato giudizio, stabilendo inoltre una provvisionale immediatamente esecutiva di 5.000 euro. Gli imputati sono stati infine condannati, in solido, anche al pagamento delle spese legali.

Risale al 17 febbraio 2024, secondo gli atti di indagine, l'episodio oggetto del processo: la demolizione a colpi di scavatore di un'antica scala in pietra da parte degli imputati; scala considerata bene storico comunale ma soprattutto, secondo la procura inquirente, indispensabile "accesso al primo piano che serve l'abitazione delle persone offese" prese di mira praticamente quotidianamente dagli indagati. Una situazione che, aveva scritto negli atti d'indagine il pm Manlio D'Ambrosi, aveva causato a madre e figlio "un grave e perdurante stato di ansia, un timore per la loro incolumità personale e costringendoli ad alterare le proprie abitudini di vita, in particolare a limitare la possibilità di fruire della propria abitazione e conseguentemente ingerendosi nella vita privata tanto da modificarla". 

Si tratta, come evidenzia la parte lesa, della seconda condanna nell’ambito di un’unica e più ampia vicenda che da anni oppone le stesse persone in un contesto definito dagli inquirenti di “stalking e sopraffazioni continuate”. Ma, al di là degli esiti giudiziari, la situazione concreta – secondo quanto denuncia la controparte – sarebbe tutt’altro che risolta.

“Dopo le due condanne – spiega la parte civile,. assistita dagli avvocati Jacques Fosson – il piano superiore dell’immobile è ancora di fatto ‘sequestrato’ dalla famiglia Pedà. Noi continuiamo a pagare il mutuo, ma non possiamo entrare in casa nostra perché loro lo impediscono”. Una situazione che, sempre secondo la stessa fonte, configurerebbe la prosecuzione delle condotte già oggetto dei procedimenti penali. Il dispositivo della sentenza prevede il deposito delle motivazioni entro 30 giorni. Sarà da queste che si potranno comprendere nel dettaglio le valutazioni del giudice su una vicenda che, nonostante le due pronunce di condanna, resta ancora aperta sul piano dei rapporti concreti tra le parti.

pa.ga.