Economia | 12 marzo 2026, 17:40

Crisi d’impresa e ruolo delle banche, la lectio magistralis del commercialista Corrado Ferriani

Corrado Ferriani

Corrado Ferriani

Una riflessione ampia e rigorosa sul ruolo delle banche nei processi di risanamento delle imprese in difficoltà, che assume la forma di una vera lectio magistralis sulla composizione negoziata della crisi.

È il contenuto della relazione firmata dal 53enne dottore commercialista e revisore legale Corrado Ferriani - aostano ma da diversi anni professionalmente attivo a Milano, dov'è titolare dello studio di commercialisti e avvocati 'Ferriani Partners' -dal titolo “Le banche nella composizione negoziata della crisi: un’analisi della continuità aziendale oltre la logica del sacrificio”.

Il testo prende spunto dall’intervento tenuto dall’autore al convegno nazionale di Napoli dell’Associazione italiana esperti composizione crisi (AIECC) e propone una lettura articolata delle dinamiche che regolano oggi il rapporto tra sistema bancario e imprese in difficoltà.

Al centro dell’analisi di Ferriani vi è una critica all’approccio tradizionale con cui spesso gli intermediari finanziari affrontano le procedure di regolazione della crisi. Secondo il professionista, le banche tendono a interpretare strumenti come la composizione negoziata quasi esclusivamente attraverso la lente del recupero del credito pregresso, concentrandosi sulla misura del sacrificio economico che dovranno sostenere. Un’impostazione che, a suo avviso, rischia di ridurre questi strumenti a una semplice gestione delle perdite.

La composizione negoziata della crisi, invece, nasce con una finalità diversa: preservare il valore industriale dell’impresa e favorire il risanamento quando esistono le condizioni per farlo. In questa prospettiva, sostiene Ferriani, anche il ruolo delle banche dovrebbe evolvere, passando da una logica difensiva a una valutazione prospettica della capacità dell’azienda di tornare a generare valore.

Uno dei passaggi centrali della relazione riguarda il concetto di continuità aziendale, che l’autore definisce come il vero collaterale su cui basare la decisione creditizia. Non sono tanto gli asset residui o le garanzie reali a determinare la sostenibilità di un intervento finanziario, quanto la capacità dell’impresa – una volta ristrutturata – di produrre flussi di cassa positivi nel tempo.

Da qui l’invito a superare un approccio puramente retrospettivo, fondato sull’analisi dei bilanci storici, per adottare una valutazione orientata al futuro, basata sulla credibilità del piano industriale, sulla qualità del management e sulla sostenibilità del modello di business.

Ferriani sottolinea inoltre come il quadro normativo introdotto dal Codice della crisi d’impresa e successivamente rafforzato dal cosiddetto Correttivo-ter abbia contribuito a rendere più strutturato e prevedibile il contesto giuridico in cui operano banche e imprese, riducendo alcune delle incertezze che in passato costituivano un freno al sostegno creditizio nei percorsi di ristrutturazione.

La relazione affronta anche il tema della trasformazione culturale richiesta al sistema bancario. Secondo l’autore, la valutazione del merito creditizio nelle situazioni di crisi non può limitarsi alla lettura di indicatori contabili, ma deve integrare competenze industriali e strategiche, capaci di comprendere il posizionamento competitivo dell’impresa, il valore del marchio, le prospettive del mercato e la reale sostenibilità del piano di rilancio.

Un cambiamento che richiede anche un forte impegno sul fronte della trasparenza da parte delle imprese. La composizione negoziata, osserva Ferriani, può funzionare solo se fondata su una “verità industriale” completa e condivisa, in cui management, advisor, esperto indipendente e creditori operano su una base informativa chiara e verificabile.

Nelle conclusioni, il commercialista aostano propone quindi un vero e proprio nuovo paradigma di lettura della crisi d’impresa: la banca non come semplice creditore chiamato a misurare le perdite del passato, ma come soggetto chiamato a valutare – con metodo tecnico e visione prospettica – la possibilità concreta che l’impresa torni a creare valore nel futuro.

In questa prospettiva, la composizione negoziata non rappresenta uno spazio di sacrificio imposto al sistema bancario, ma un ambiente regolato di valutazione del potenziale industriale delle imprese, nel quale il sostegno finanziario, quando giustificato da un piano credibile, diventa non un azzardo ma un investimento razionale nel rilancio aziendale.

pa.ga.