Attualità | 06 marzo 2026, 08:20

Bloccata per giorni ad Abu Dhabi tra esplosioni e paura; ora l'aostana Arcangela Redoglia è tornata a casa

Arcangela Redoglia

Arcangela Redoglia

"Atterrata in questo istante a Milano, non ci credo...". Sono le 20,10 di giovedì 5 marzo quando l'aostana Arcangela Redoglia, apprezzata formatrice e insegnante di ginnastica aerobica, può posare i piedi sull'asfalto dello scalo di Milano Malpensa e sciogliere la tensione accumulata da giorni. Era tra i passeggeri rimasti bloccati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dal 28 febbraio dopo la chiusura improvvisa dello spazio aereo legata all’escalation del conflitto in Medio Oriente. Volto noto dello sport valdostano, soprattutto per la sua attività nel settore della ginnastica e delle discipline aeree, Arcangela è la fondatrice ad Aosta di una realtà che negli anni è cresciuta fino a coinvolgere decine di allieve e a ottenere risultati di rilievo anche a livello nazionale, un' associazione sportiva diventata un punto di riferimento per la formazione di giovani atlete e per la diffusione di queste discipline in Valle, uno staff di collaboratori qualificati e un’attività continuativa riconosciuta nell’ambito federale. Ma quella vissuta nell'ultima settimana in terra mediorientale è stata un'esperienza assolutamente impensabile e diversa.

Il volo di Arcangela per il rientro sarebbe dovuto partire nel primo pomeriggio dell'1 marzo, ma pochi minuti prima dell’imbarco è arrivato lo stop ai collegamenti aerei. I passeggeri sono stati fatti uscire dal gate e la situazione in aeroporto è diventata rapidamente incerta, senza indicazioni chiare sui tempi di ripartenza.

Dopo una prima attesa nello scalo, Redoglia ha lasciato l’aeroporto insieme a una famiglia milanese per cercare una sistemazione in albergo, nel tentativo di affrontare un blocco che fin da subito si è annunciato più lungo del previsto.

Nelle ore successive la tensione è salita anche in città: nella zona del porto si è verificata un’esplosione visibile a distanza, con una colonna di fumo che ha reso ancora più evidente il clima di allerta. I sistemi di sicurezza continuavano a inviare messaggi di emergenza a tutte le ore, contribuendo a un’atmosfera di forte apprensione tra i viaggiatori in attesa di poter rientrare.

I missili lanciati nell’area avevaro come obiettivo alcune basi statunitensi presenti nella regione, ma la notizia non è stata certamente sufficiente a rassicurare chi si trova sul posto. Arcangela ha vissuto così una lunga attesa senza certezze, aggravata dalla scarsità di comunicazioni ufficiali.

Anche i contatti con le strutture diplomatiche italiane per giorni non avevano permesso di chiarire tempi e modalità per il rientro. Le informazioni arrivavano con il contagocce e il quadro è rimasto in continua evoluzione, mentre cresceva la preoccupazione per la sicurezza e per la possibilità di lasciare il Paese.

Per l’aostana sono stati giorni sospesi tra la ricerca di aggiornamenti e la gestione della quotidianità in un contesto segnato dalla tensione internazionale, con la speranza di una riapertura dello spazio aereo che consentisse il ritorno in Valle d’Aosta. Quel giorno è arrivato ieri.

pa.ga.