Quaranta giorni prima di essere crocifisso Gesù si mostra in tutta la sua divinità nella trasfigurazione, così come viene raccontato nel brano di Matteo, questa avviene su un monte alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni. Per quale ragione sceglie solo quei tre e non tutti i dodici? Se indaghiamo con attenzione nel Vangelo con scopriamo che sono coloro che si lasciano maggiormente tentare dal potere. Nel brano proclamato in chiesa durante la Messa non viene letto un particolare interessante infatti il testo inizia così: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni… Invece il capitolo diciassette di Matteo si apre con queste parole: Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni… Cos’è accaduto sei giorni prima? Pietro si era preso un sonoro rimprovero perché nel momento nel quale il Maestro inizia a rivelare che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso, Pietro lo prende in disparte dicendogli: "Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai" ma Gesù voltandosi rimprovera duramente l’apostolo: "Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". I due fratelli, Giacomo e Giovanni invece sono coloro, che tramite l’intercessione della loro madre, chiedono di poter sedere l’uno alla desta e l’altro alla sinistra nel regno di Dio. Gesù dunque si trasfigura per mostrare loro che è sì Dio ma la sua grandezza non consiste nell’esercitare un potere alla maniera umana bensì nell’amore, nel dono di sé che giungerà al vertice assoluto sulla croce. Nel viaggio quaresimale che stiamo compiendo sto sottolineando l’importanza di approfittare di questo tempo liturgico per fare un check-up al nostro cuore, per riconsiderare la nostra relazione con Dio e con gli altri perciò l’evento della trasfigurazione mette in evidenza innanzitutto che il vero potere di Dio non è la prepotenza, non consiste nell’evitarci il male bensì nell’amare, nel portare la sua luce, il bene, il perdono, la salvezza, la vita eterna là dove sembra esserci soltanto odio, male, peccato, sconfitta e morte; Gesù inoltre irraggiando gli apostoli con il suo bagliore invita anche noi ad essere luce là dove viviamo. Per completare la riflessione vi propongo un’opera di Sieger Koder (1925-2015), sacerdote e pittore tedesco che utilizzava l’arte per annunciare la profondità e la bellezza del messaggio cristiano. Il dipinto in questione si intitola Trasfigurazione (2005): nella parte alta Cristo che si mostra in tutto il suo splendore. Nella parte inferiore prevale una tonalità marrone, richiamo alla terra, all’umanità, vi sono i tre apostoli che a fatica tengono gli occhi aperti, è la fatica dell’uomo ad entrare nella logica di Dio, innanzitutto di credere che Gesù non è solo un buon uomo o un profeta che ha detto cose sagge ma è Dio, la seconda persona della Trinità scesa sulla terra e poi vi è la fatica di credere che il vero potere consiste nell’amare. La trasfigurazione è un invito, per questa seconda settimana di quaresima, per analizzare il nostro cuore su due fronti: il primo, io credo che Gesù è Dio e proprio per questo è presente e può agire nella mia vita, anche nelle zone buie ed impervie? Secondo: io credo che il vero potere non consista nell’imporsi, nel dominare, nel prevalere, nel dare la precedenza a se stessi e a i propri interessi bensì nel donarsi, nell’uscire dal proprio guscio come ci ha insegnato Gesù? Nella prima lettura il Signore invita Abramo a lasciare la terra dei suoi avi, la casa dei genitori, lo sprona a diventare grande, adulto e questo vuol dire iniziare ad uscire da sé, dalle proprie zone di confort, dal suo essere figlio per divenire padre, per generare vita, per inaugurare una discendenza. Gesù che brilla in tutto il suo splendore trasfigurandosi ci insegna che la sua luce brilla sempre in noi ed allo stesso tempo le luci che ciascuno possiede vanno tirate fuori, donate, portate là dove si gioca quotidianamente l’esistenza.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.




don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it



