Religio et Fides | 24 maggio 2026, 06:03

Serafino di Sarov; 'Vita, colloquio con Motovilov, insegnamenti spiritual', 1840-1850.

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

Serafino di Sarov; 'Vita, colloquio con Motovilov, insegnamenti spiritual', 1840-1850.

La solennità di Pentecoste chiude il tempo di Pasqua ed allo stesso tempo ci rivela il cuore ed il vertice dell’esperienza di fede. San Serafino di Sarov è uno dei santi più venerati della Chiesa ortodossa, la sua celebrità è paragonabile a quella di san Francesco d’Assisi per noi cattolici. È il santo che ha fatto dello Spirito Santo il centro della sua vita, non a caso, nel celebre colloquio con il suo discepolo Nikolai Motovilov svela proprio il fulcro del cammino cristiano. Un’opera d’arte non è soltanto un dipinto od una scultura, vi sono molteplici forme quali per esempio la scrittura.

Vi propongo di scoprire il libro intitolato: Serafino di Sarov. Vita, colloquio con Motovilov, insegnamenti spirituali, vi riporto le parole con le quali si apre il testo: Era un giovedì. Il cielo era grigio. La terra era coperta di neve. Spessi fiocchi continuavano a turbinare nell’aria quando Padre Serafino iniziò a conversare con me in una radura vicina al suo piccolo eremitaggio di fronte al fiume Sarovka che scorreva ai piedi della collina. Mi fece sedere sul ceppo d’un albero da poco abbattuto mentre lui si rannicchiò di fronte a me. “Il Signore mi ha rivelato”, disse il grande starez (maestro spirituale) “che dalla vostra infanzia avete sempre desiderato sapere quale sia il fine della vita cristiana. Per questo avete interrogato diverse persone alcune dei quali ricoprivano anche alte cariche ecclesiastiche. Ma nessuno, continuò Padre Serafino, vi ha mai detto niente di preciso. Vi consigliarono di andare in chiesa, di pregare, di vivere secondo i comandamenti di Dio, di fare del bene. Tale, vi dissero, era lo scopo della vita cristiana. Alcuni giunsero pure a disapprovare la vostra curiosità, trovandola fuori posto ed empia. Essi avevano torto. Quanto a me, miserabile Serafino, ora vi spiegherò in cosa consiste realmente questo fine. La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito Santo”. Acquisire lo Spirito Santo in concreto è lasciarsi condurre quotidianamente dalla sua forza vitale e creativa mentre sovente ci lasciamo guidare soltanto da noi stessi rischiando così di ripiegarci sull’egoismo ed incamminarci verso varie forme di male. È lo Spirito Santo il centro dinamico della vita spirituale che non a caso si chiama proprio così. Sovente tendiamo a ridurre la fede a qualche aspetto e così ne perdiamo di vista la complessità, la varietà e la bellezza.

Per esempio c’è il rischio di credere che la Messa sia il centro assoluto della vita cristiana, come se la fede di un individuo si potesse misurare e ridurre soltanto a questo aspetto, come se fosse il fine ultimo di un cammino di fede e l’unica via di accesso per arrivare a Dio. La vita spirituale è molto più complessa ed affascinante e non la si può inscatolare dentro forme che ci rassicurano ma che rischiano di essere riduttive e fuorvianti. La fede è lasciarci condurre dallo Spirito Santo e non da noi stessi e questo ci smuove e ci apre a molteplici orizzonti. Non a caso nella prima lettura dopo che lo Spirito Santo si è abbattuto impetuoso sugli apostoli, questi cominciano a parlare in numerose lingue. La fede è fidarsi dello Spirito Santo, lasciarsi condurre dalla sua forza che ci apre ad innumerevoli sentieri, scenari e linguaggi innanzitutto quelli dei sacramenti che sono resi efficaci proprio dalla sua azione, poi lo Spirito ci aiuta maggiormente a radicarci nell’amore del Padre, ad unirci più saldamente a Cristo, a rafforzare il nostro legame con la Chiesa attraverso innumerevoli vie. Nelle varie pratiche religiose, nel silenzio; nell’ascolto, nella lettura e nel vivere la Parola; nell’adorazione eucaristica, nel rosario, nel condividere il cammino di fede con altre persone, nella lettura di libri spirituali, attraverso il canto, l’arte e la bellezza in generale. Lasciamoci perciò guidare dallo Spirito Santo che ci aiuta ad arrivare a Dio attraverso molteplici percorsi e linguaggi.  

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it