Stamattina a Doha l’alba non è arrivata in silenzio. Mi sono svegliato di colpo per un boato sordo, profondo, uno di quei suoni che non attraversano solo l’aria ma anche il corpo. Vivo qui, non lontano dal vecchio aeroporto, e per un attimo ho pensato fosse un sogno confuso. Poi le finestre hanno iniziato a vibrare davvero, le pareti hanno oscillato con quel movimento impercettibile ma innegabile che ti ricorda quanto siano sottili le certezze quando qualcosa accade sopra la tua testa.
Sono rimasto fermo ad ascoltare. Un altro rumore, poi un altro ancora. Non traffico, non cantiere, non consuetudine urbana. Qualcosa di diverso. E in quell’istante, senza quasi rendermene conto, sono ripiombato nella routine delle mie giornate in Afghanistan. La stessa attenzione improvvisa ai suoni, lo stesso riflesso automatico a classificare ogni vibrazione: lontano o vicino? Intercettazione o impatto? Il corpo che reagisce prima della mente. Nel giro di pochi minuti il silenzio è stato sostituito dalle notifiche. Messaggi nei gruppi, video dai balconi, parole che rimbalzavano veloci: droni, intercettazioni, missili. Qualcuno parlava di scie luminose, altri di esplosioni in lontananza. Dalla mia finestra il cielo sembrava quasi normale, ma i boati intermittenti raccontavano altro. In momenti così la percezione si dilata: ogni suono pesa di più, ogni parola diventa miccia.
E mentre la città tratteneva il fiato, ho ripensato a una conferenza del professor Alessandro Barbero, quando con la sua consueta ironia osservava che l’unica vera nota allegorica della Seconda guerra mondiale l’aveva fornita il governo italiano. Una battuta colta, ma anche amaramente efficace. Ecco, stamattina mi è tornata in mente. Perché mentre qui si ascoltavano boati e si cercavano conferme, apprendo che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si trovava a Dubai in vacanza e lì sarebbe rimasto bloccato. Ora, al di là delle contingenze logistiche, la domanda che sorge spontanea, quasi inevitabile, è: ma il ministro della Difesa va a Dubai e lì rimane bloccato mentre nella regione si intercettano droni e missili? C’è qualcosa di surreale in questa coincidenza. Una di quelle situazioni che oscillano tra il grottesco e l’inquietante. Non è questione di polemica facile, ma di percezione: in momenti di tensione, la leadership dovrebbe trasmettere presenza, controllo, lucidità. Anche simbolicamente. Soprattutto simbolicamente.
Intanto qui la realtà era molto concreta: famiglie che decidevano di non uscire, telefonate rapide per rassicurarsi, sguardi al cielo con un’attenzione diversa. Prima arriva il rumore, poi l’interpretazione, poi la narrazione. E spesso è la narrazione a determinare il livello di inquietudine collettiva. Parole come “ipersonico” circolano con leggerezza, ma senza conferme restano ipotesi. Io posso raccontare ciò che ho vissuto: i vetri che tremano, le pareti che vibrano, il ritorno automatico a memorie operative che pensavo archiviate. Tutto il resto richiede verifiche, comunicati ufficiali, riscontri indipendenti. Il rumore fisico è durato pochi secondi. Il rumore politico e informativo rischia di durare molto di più. E forse è proprio qui la nota più amara: quando la realtà si fa seria, l’allegoria italiana riesce sempre, in qualche modo, a trovare spazio.
Stamattina Doha si è svegliata con un sussulto. Io con un déjà-vu. E mentre la città lentamente riprendeva ritmo, restava una domanda sospesa nell’aria, più sottile dei boati ma non meno vibrante: siamo davvero preparati, o stiamo ancora improvvisando? Infatti stamattina il Qatar ha reagito come ci si aspetta da uno Stato con la S maiuscola che prende sul serio la sicurezza: resiliente, organizzato, presente accanto alla popolazione. Le comunicazioni sono arrivate, l’ordine pubblico non è mai saltato, la sensazione era quella di un sistema che funziona e che è vicino alla popolazione, dove nessuno viene abbandonato o lasciato solo.
Noi italiani, invece, riusciamo sempre a inserire una nota tutta nostra nel quadro internazionale: un ministro della Difesa, non dei rapporti con il Parlamento, non del Turismo, che si trova in vacanza a Dubai e lì resta bloccato mentre la regione vive ore di tensione. È quasi una cifra stilistica nazionale. Viva l’Italia, verrebbe da dire, e viva Crosetto che riesce a riproporci, in chiave contemporanea, l’eterno tema dell’8 settembre: il momento in cui la Storia chiama e noi sembriamo sempre un passo indietro e lontano dal concetto di Patria.



Omar Vittone



