Febbraio porta con sé una ricorrenza che nel nostro giornale abbiamo sempre sentito vicina; l’11 febbraio, data in cui si celebra ogni anno la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare quanto il contributo femminile alla ricerca sia stato fondamentale, nonostante secoli di ostacoli e cancellazioni.
Nelle nostre pagine abbiamo spesso raccontato storie di scienziate che hanno cambiato il mondo senza ricevere il riconoscimento che meritavano, donne che hanno sfidato pregiudizi, barriere accademiche e sistemi culturali che non le volevano protagoniste. Per questo, nella nostra rubrica di letture, non potevamo che scegliere un libro che restituisce voce e dignità proprio a loro.
Il volume 'Cento scienziate tenute in ombra per secoli' di Sara Sesti con Liliana Moro, Ed Ledizioni, è un’opera che colpisce per profondità e respiro. Ciò che colpisce, fin dalle prime pagine, è la struttura delle biografie. Testi brevi, mai più lunghi di un paio di pagine, ma capaci di restituire non solo la vita e le scoperte delle protagoniste, bensì anche il contesto storico e sociale in cui operarono. È proprio questo elemento a rendere il libro così prezioso permettendo di comprendere perché, in certe epoche, le scienziate di cui ci sono rimaste testimonianze fossero quasi sempre mogli, figlie o sorelle di uomini più famosi, oppure perché provenissero da specifici paesi o da ambienti familiari particolari. La storia della scienza, letta attraverso queste vite, rivela quanto il genere abbia influito sulle possibilità di studio, di carriera e di riconoscimento.
Il volume diventa così una risorsa insostituibile non solo per chi ama la divulgazione, ma anche per chi lavora nella scuola o nella formazione. Offre infatti un materiale ricchissimo per costruire percorsi didattici che affrontino la scienza senza rimuovere la questione di genere, ma anzi integrandola come parte essenziale della storia del pensiero scientifico. Le biografie si prestano a infiniti approfondimenti: si può scegliere di seguire una disciplina, un’epoca, un paese, oppure di mettere a confronto figure lontane nel tempo ma unite dalla stessa passione per la conoscenza. È un modo per offrire a ragazze e ragazzi una pluralità di modelli in cui potersi riconoscere, e per mostrare che la scienza non è mai stata un territorio riservato a pochi.
Il libro attraversa secoli di storia, da Teano, figura della Scuola pitagorica, fino alle più recenti vincitrici del Premio Nobel. In mezzo scorrono vite straordinarie: matematiche come Maria Gaetana Agnesi, Emmy Noether e Maryam Mirzakhani; astronome come Vera Rubin e Jocelyn Bell-Burnell; economiste come Rosa Luxemburg, Joan Robinson ed Elinor Ostrom; e poi le grandi italiane, da Laura Bassi e Anna Morandi-Manzolini a Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Ilaria Capua e Fabiola Gianotti. Il libro ricorda anche le donne cui il Nobel fu negato, come Lise Meitner e Rosalind Franklin, e le protagoniste dei grandi lavori collettivi: le astronome dei cataloghi stellari dell’Ottocento, le programmatrici dell’ENIAC, le ricercatrici del Progetto Manhattan, le scienziate afroamericane dei primi programmi spaziali della NASA.
Tra tutte, spicca la figura di Hedy Lamarr, l’attrice hollywoodiana che negli anni Quaranta inventò la tecnologia alla base del Wi-Fi. Una storia che da sola basterebbe a smontare ogni stereotipo sulla presunta distanza tra femminilità e scienza.
È proprio per questo intreccio di storie, riscoperte e rivelazioni che questo libro è la nostra lettura consigliata del mese. Perché febbraio è il momento ideale per ricordare che la scienza non è mai stata un territorio esclusivamente maschile. Perché queste pagine restituiscono memoria a chi è stata dimenticata e ispirazione a chi verrà. Perché leggere queste storie significa riconoscere che il progresso non è mai neutro: è fatto di persone, di voci, di talenti che meritano di essere ascoltati.
E perché, in fondo, non c’è modo migliore di celebrare l’11 febbraio che dare spazio a chi, per troppo tempo, ne è stata privata.
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