Le famiglie spendono di più per portare a casa meno prodotti e i tagli colpiscono anche la tavola. È l’allarme lanciato da Bruno Albertinelli, referente di Federconsumatori VdA, che nei dati Istat sulle vendite al dettaglio di settembre legge un nuovo segnale delle difficoltà dei bilanci domestici e chiede al Governo interventi nella legge di bilancio.
Nel comparto alimentare, secondo i dati riportati dall’associazione, le vendite crescono dell’1,7% in valore rispetto a settembre 2025, mentre diminuiscono dello 0,1% in volume. Anche il confronto con agosto 2026 mostra una contrazione delle quantità acquistate, in calo dello 0,3%, a fronte di una spesa invariata.
Una distanza tra quanto si paga e quanto si compra che, per Federconsumatori, racconta l’erosione del potere d’acquisto e le rinunce imposte soprattutto alle famiglie con redditi bassi e medi. A preoccupare è il fatto che la riduzione riguardi beni essenziali, sui quali i margini per risparmiare diventano sempre più stretti.
Le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori-Onf descrivono come stiano cambiando le abitudini di acquisto: nell’ultimo anno oltre il 16,9% delle famiglie ha ridotto il consumo di carne e pesce, orientandosi verso tagli e qualità meno pregiati, mentre il ricorso ai discount è cresciuto del 12%.
Il quadro generale delle vendite conferma questa debolezza: su base annua il valore aumenta dell’1,6%, ma i volumi arretrano dello 0,1%. Cresce invece il commercio online, con incrementi dell’8,5% in valore e del 7,1% in volume, un andamento che l’associazione interpreta anche come il segnale di una ricerca di canali più convenienti.
“Quando la spesa cresce e le quantità acquistate diminuiscono, a pagare il prezzo più alto sono le famiglie a basso e medio reddito, costrette a tagliare proprio sui beni primari, ed è proprio quello che sta accadendo. Il confronto parlamentare sulla legge di bilancio è l’occasione per correggere la rotta con misure strutturali, efficaci e davvero rivolte alle famiglie”, sottolinea Federconsumatori.
L’associazione giudica insufficienti le risposte della manovra e sollecita un insieme di interventi; riduzioni delle accise sui carburanti consistenti e durature, accompagnate da meccanismi automatici che ne prevedano il calo quando aumenta il prezzo della materia prima, e una rimodulazione, anche temporanea, dell’Iva su un paniere di prodotti essenziali. Quest’ultima misura, secondo le stime dell’Osservatorio, potrebbe garantire un risparmio superiore a 600 euro all’anno per famiglia; tra le richieste figurano anche un bonus energia più consistente e accessibile a una platea più ampia, un fondo contro la povertà energetica e alimentare e controlli sulle filiere, con sanzioni efficaci contro le speculazioni.
Sul versante fiscale, Federconsumatori chiede una riforma a sostegno dei redditi bassi e medi, il recupero per lavoratori e pensionati del potere d’acquisto perso attraverso il fiscal drag e una tassazione degli extraprofitti. L’obiettivo è alleggerire la pressione sui bilanci domestici prima che le rinunce sui consumi essenziali diventino ancora più pesanti.


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