Il primo, vero segnale che le cose sono cambiate si è avuto questa mattina presto, prima ancora che iniziasse il Consiglio Valle. Renzo Testolin è arrivato a Palazzo regionale e, diversamente da quanto aveva sempre fatto dal suo insediamento alla Presidenza della Giunta, il 6 novembre 2025, non ha parcheggiato l’auto nello stallo riservato al presidente, sul lato est del Palazzo. Un gesto che ha preceduto la comunicazione con cui il presidente dell’Assemblea, Stefano Aggravi, ha formalizzato in aula le conseguenze della sentenza della Corte d’Appello di Torino.
La decadenza di Testolin decorre dal 27 ottobre, giorno della pubblicazione della pronuncia, immediatamente esecutiva; da quella data scattano i sessanta giorni entro i quali il Consiglio dovrà eleggere un nuovo Presidente e una nuova Giunta; nel frattempo l’Esecutivo resta in carica per l’ordinaria amministrazione, fatta salva l’adozione degli atti indifferibili e urgenti, e la Presidenza viene assunta dal vicepresidente Luigi Bertschy, che diventa così presidente facente funzione. Se entro il termine previsto non sarà possibile formare una maggioranza, si procederà allo scioglimento anticipato del Consiglio.
Testolin ha preso atto della decisione dei giudici e confermato in Aula la propria disponibilità a sostenere il percorso della maggioranza: “Le sentenze si rispettano, siamo assolutamente tranquilli da questo punto di vista. Ne prendiamo atto”, ha dichiarato, dicendosi convinto che le forze che hanno sostenuto il suo Governo possano trovare rapidamente una sintesi. Il riferimento resta il programma condiviso dai venti consiglieri di maggioranza, che secondo l’ex presidente potrà essere aggiornato e arricchito, mantenendo una prospettiva comune di lavoro per la comunità valdostana.
Sulla stessa linea il capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, che ha prospettato una soluzione in tempi brevi, ribadendo la fiducia nella capacità dell’attuale maggioranza e dei movimenti che la compongono di individuare un nuovo assetto. Nel suo intervento ha anche invitato a superare le polemiche e a concentrarsi sui provvedimenti concreti, a partire dall’approvazione del bilancio consolidato.
Il vicecapogruppo di FdI Massimiliano Tuccari ha evidenziato che “otto Presidenti negli ultimi 10 anni è un dato che ci deve fare riflettere: mentre la politica cambia Presidenti, maggioranze ed equilibri, i problemi dei valdostani restano fermi. La sanità, i trasporti, il lavoro, le difficoltà delle famiglie e dei nostri territori non possono attendere continuamente che la politica continui ininterrottamente a cercare equilibri. La Valle d’Aosta non ha bisogno soltanto di un nuovo Presidente, ha bisogno di stabilità e capacità di dare risposte”.
A Tuccari ha fatto eco il collega di gruppo Aldo Domanico, auspicando “che la nuova Giunta nasca su un programma scritto con priorità e numeri, e non su una partizione di assessorati, bilancio, sanità e interlocali. I cittadini hanno diritto di sapere che cosa si farà nei prossimi mesi, non soltanto chi lo farà. La seconda, che se quel programma non c’è, se la maggioranza non riesce a trovarlo, si abbia il coraggio di dirlo. Restituire la parola agli elettori non è una sconfitta, in democrazia è la strada normale quando chi governa non è più in grado di farlo. Noi il voto non lo temiamo”.
Dalle opposizioni sono arrivate richieste di discontinuità che investono tanto le scelte politiche quanto la composizione del futuro Esecutivo. Chiara Minelli, consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra-Avs e promotrice del ricorso insieme a Eugenio Torrione, ha stigmatizzato come la vicenda abbia condizionato il risultato elettorale e indebolito l’attività amministrativa proprio nella fase iniziale della legislatura, quando sarebbe stata necessaria la maggiore capacità di programmazione. Per Minelli, tutto si sarebbe potuto benissimo evitare ma i giusti pareri qualificati sono stati taciuti, anzi nascosti; la voce di Avs è rimasta 'sola' e criticata per mesi, sottoposta a dietrologie assurde; ora la conferma giudiziaria dell’ineleggibilità impone all’Union Valdôtaine e all’intera maggioranza una riflessione sul proprio modo di operare, che non può esaurirsi nella sostituzione di alcuni componenti della Giunta.
Massimo Lattanzi (Fratelli d’Italia), ha contestato l’interim a Bertschy, chiedendo trasparenza nella gestione della transizione e l’accertamento delle responsabilità amministrative legate ai pareri sulla nomina di Testolin. Per il leghista Corrado Bellora, la maggioranza deve assumersi la responsabilità dell’errore senza scaricarla soltanto su Testolin e Bertschy; contrario alle elezioni anticipate, ha ricordato che si voterebbe ancora con la vecchia legge elettorale.
Fulvio Centoz, del gruppo Pd-Fp, ha insistito sulle conseguenze amministrative della crisi, indicando tra i provvedimenti a rischio di rallentamento "i ristori agli agricoltori, gli aiuti alle famiglie per le bollette e il bilancio da approvare entro fine anno". Rivolgendosi a Bertschy, gli ha chiesto di "dimettersi da vicepresidente"; una richiesta motivata dal fatto che, ha ricordato Centoz, la regola sul limite dei mandati applicata a Testolin riguarda anche lui, pur in assenza di una sentenza che ne disponga personalmente la decadenza.
Come altri dall'opposizione anche il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi, ha riconosciuto ad Avs la tenacia con cui ha portato avanti l’iniziativa giudiziaria, pur ribadendo che il suo partito aveva preferito affidare la soluzione alla politica. Ha quindi richiamato le responsabilità delle interpretazioni che hanno condotto all’attuale situazione e la necessità di rimettere al centro i dossier regionali rimasti in sospeso.
La transizione è dunque affidata a Bertschy, che si è detto "disponibile" a mantenerla per i giorni necessari ma anche a farsi da parte qualora questo risultasse il passo migliore da compiere, mentre la maggioranza deve trasformare l’annunciata volontà di continuità in una proposta per la nuova Presidenza e per l’intera Giunta. Il termine dei sessanta giorni decorre già dal 27 ottobre; il passaggio in Consiglio ha preso atto degli effetti della sentenza, senza rinviarne l’inizio.


pa.ga.



