La conferma dell’ineleggibilità, il ribaltamento della sentenza di primo grado oppure l’apertura di un passaggio davanti alla Corte costituzionale. Sono i principali scenari del giudizio che domani, martedì 13 ottobre, porterà davanti alla Prima sezione civile della Corte d’Appello di Torino - giudice Silvia Orlando - il contenzioso sulla permanenza di Renzo Testolin alla presidenza della Giunta (e quindi la permanenza stessa dell'attuale Gouvernement). L’udienza è fissata alle 10,30; sarà un confronto diretto tra le parti, dopo che a maggio il collegio aveva sostituito la trattazione scritta inizialmente prevista per settembre con un’udienza di comparizione.
Il primo elemento da chiarire riguarda i tempi; il 13 ottobre è la data della discussione in procedura accelerata ma non necessariamente quella in cui sarà già disponibile la sentenza; la Corte potrebbe trattenere la causa in decisione e pubblicare il provvedimento successivamente. Il carattere urgente del contenzioso elettorale rende ragionevole attendersi tempi assai contenuti, ma non consente di dare per certa una pronuncia già domani. È la decisione formalizzata dai giudici, con il suo dispositivo e le sue motivazioni, che permetterà di conoscere l’esito e valutarne gli effetti.
La vicenda nasce dall’elezione di Testolin alla presidenza il 6 novembre 2025 e dal ricorso dei consiglieri Avs Chiara Minelli ed Eugenio Torrione. Il Tribunale di Aosta, con la sentenza resa pubblica il 2 maggio, ha dichiarato Testolin ineleggibile alla carica e, conseguentemente, decaduto; l’appello notificato l’8 maggio ha aperto il secondo grado; i consiglieri di Avs si sono costituiti per chiedere la conferma della decisione. Il nodo resta il limite ai mandati in Giunta previsto dalla legge regionale 21 del 2007; per il Tribunale di Aosta, il conteggio riguarda le cariche ricoperte nell’esecutivo, senza separare quelle di assessore e presidente. La possibilità di un terzo mandato, collegata alla durata ridotta di uno dei due precedenti, non consentirebbe di accedere a una quarta legislatura consecutiva. Testolin, componente della Giunta nelle legislature XIV, XV e XVI, sarebbe quindi ineleggibile nella XVII.
La difesa ha chiesto la riforma integrale della sentenza, contestando sia le questioni preliminari sia l’interpretazione del limite. Nell’appello viene criticata una lettura che accomuna incarichi diversi all’interno della Giunta e che, secondo i legali del presidente, non considera correttamente le peculiarità della carica presidenziale. Il giudizio torinese dovrà dunque esaminare i motivi d’impugnazione, non limitarsi a una nuova conta degli anni trascorsi al governo regionale.
Se l’appello fosse accolto con una decisione favorevole sull’eleggibilità, verrebbe riformata la pronuncia che ha dichiarato la decadenza e Testolin potrebbe proseguire alla guida della Regione. Occorrerebbe comunque leggere le ragioni dell’accoglimento; una decisione sul merito della norma e una fondata su questioni processuali avrebbero significati differenti e anche la parte soccombente in appello potrebbe rivolgersi alla Cassazione.
Se invece la Corte confermasse la sentenza, si aprirebbe il problema della ricostituzione del governo regionale, che decadrebbe con il Presidente; il giudice non sceglie ovviamente il successore di Testolin; la copertura della carica spetta al Consiglio Valle. La legge regionale prevede, in caso di decadenza del presidente, l’elezione di un nuovo presidente e di una nuova Giunta entro sessanta giorni. L’eventuale conferma non significherebbe quindi, da sola, elezioni regionali immediate; il passaggio sarebbe anzitutto consiliare, con il rischio di scioglimento qualora non si riuscisse a ricostituire l’esecutivo nei termini previsti. La decorrenza concreta andrebbe verificata alla luce della pronuncia e degli adempimenti conseguenti.
Un eventuale ricorso di Testolin in Cassazione non riprodurrebbe automaticamente la sospensione che ha accompagnato l’appello. La disciplina del contenzioso elettorale sospende l’efficacia della decisione di primo grado durante il secondo grado; il ricorso in Cassazione, invece, non sospende di per sé l’esecuzione della sentenza. Un’eventuale richiesta di sospensione richiederebbe una distinta valutazione del giudice competente, annunciare o presentare il ricorso non sarebbe sufficiente. Resta poi l’ipotesi costituzionale, già prospettata nel contenzioso; se la Corte d’Appello ritenesse rilevante e non manifestamente infondata una questione sulla legge regionale, potrebbe rimetterla alla Consulta e sospendere il giudizio in attesa della risposta. Sarebbe un ulteriore passaggio processuale, non una decisione definitiva favorevole o contraria a Testolin.
Sul piano politico, l’attesa ha già prodotto un confronto nell’Union Valdôtaine. Come riferito da Laprimalinea.it dopo il Comité fédéral del 28 settembre, Testolin ha indicato di voler attendere il deposito della sentenza prima di lasciare, mentre una parte del Movimento ha chiesto di preparare disponibilità e nomi per una possibile nuova Giunta. Avs, nella nota del 9 ottobre, ha contestato alla maggioranza di avere subordinato ogni scelta all’esito giudiziario, richiamando anche la posizione di Luigi Bertschy. Il procedimento di domani riguarda però il solo Testolin; le conseguenze politiche sul vicepresidente vanno distinte da una pronuncia giudiziaria direttamente sulla sua eleggibilità.


patrizio gabetti



