Iniziati alle 9,30 di questa mattina, sono durati oltre sei ore, di fronte al gip in tribunale a Palermo, gli interrogatori di tre dei nove indagati nell’inchiesta sui presunti accordi corruttivi riguardanti autorizzazioni ambientali e altri interventi presso l’Aministrazione regionale siciliana. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino finora ha ascoltato gli imprenditori Mario Lupo, Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo, Sergio Vella - e si accinge a sentire l’ex amministratore delegato di Cva, Giuseppe Argirò e il manager aostano di Cva Eos, Marco Malacarne Gentile.
Domani, martedì 13 ottobre, il gip dovrà ancora interrogare altri quattro indagati, poi deciderà sulle richieste di misura cautelare (per Argirò e Malacarne sono stati chiesti gli arresti domiciliari). Sarà la volta di Gaetano Armao, già vicepresidente della Regione siciliana, dell’avvocato Pietro Luigi Matta, conosciuto come Pierluigi Matta, di Luigi Zancla e del deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo. Soltanto dopo questa seconda giornata sarà completato il passaggio preliminare alla decisione sulle misure cautelari. Per Argirò e Malacarne la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari; le istanze restano dunque in attesa di una pronuncia del gip, chiamato a valutarne l’accoglimento o il rigetto dopo gli interrogatori preventivi.
Il filone che riguarda il gruppo energetico valdostano ruota attorno alla consulenza affidata da Cva Eos a Matta. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il contratto avrebbe costituito una copertura per remunerare l’intervento di Armao sulle pratiche ambientali relative ai progetti del gruppo in Sicilia. All’epoca dei fatti contestati, l’ex vicepresidente della Regione presiedeva la Commissione tecnica specialistica competente per le valutazioni ambientali.
Le difese dei manager di Cva respingono con forza questa lettura; l'avvocata Sabrina Franzone (Argirò) e il collega Jacques Fosson (Malacarne) sostengono la regolarità dell’incarico professionale e contestano l’ipotesi che i loro assistiti fossero anche solo minimanente consapevole di una presunta destinazione ad Armao delle somme versate al consulente.
Nell’inchiesta sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione. Per tutti gli indagati le contestazioni restano da verificare nel procedimento.


pa.ga.



