Religio et Fides | 04 ottobre 2026, 06:03

Madonna dell’uva, 1640-1650. Pierre Mignard (1612-1695)

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

Pierre Mignard Madonna dell uva 1640-1650

Pierre Mignard Madonna dell uva 1640-1650

Siamo in tempo di vendemmia e anche le letture sono in sintonia con la stagione. Nella prima vi è il canto della vigna, dove Dio rivela il suo amore per l’umanità, ma questa sovente lo ignora. Nel salmo 79 troviamo l’immagine del vitigno che può essere devastato e depredato. Infine, nel brano di Matteo vi è la parabola dei vignaioli omicidi, con la quale Gesù rivela la durezza del popolo di Israele e, tanto più, delle sue guide religiose.

I servi che il padrone invia e che vengono bastonati, uccisi e lapidati simboleggiano i profeti mandati dal Signore e che sono stati inascoltati e rifiutati; il figlio del padrone, che viene ucciso dai vignaioli, è simbolo di Gesù, che verrà respinto ed eliminato.

Dio ci ha donato la vita, ma sovente ci convinciamo di gestirla in autonomia, illudendoci che bastiamo a noi stessi per essere felici. Come ricordavo domenica scorsa, Dio ci mostra la via del bene, della felicità e della santità, ma noi, spesso e volentieri, ignoriamo le sue indicazioni per fare di testa nostra, con la conseguenza che ci perdiamo e ci roviniamo con le nostre stesse mani.

Gesù narra la parabola non ai pagani, ma alle guide spirituali d’Israele, che avrebbero dovuto per prime riconoscere in Lui la presenza divina, accogliendo le sue parole e convertendosi, e invece lo elimineranno perché scomodo, in quanto minava l’idea di religiosità distorta che avevano costruito. Per questo motivo il brano si conclude con Gesù che afferma: «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Quella gente ascolta solo sé stessa, perciò è destinata a perdere la via della felicità e della fede. Veniamo ora a noi: il Signore ha donato a tutti una vigna, cioè un’esistenza, affinché porti frutto e dia alla luce grappoli succosi che siano in grado di dare un ottimo vino, simbolo della gioia.

Che sapore ha la mia vita? Sono contento di me? Non vuol dire che tutto debba essere perfetto, che non vi siano problemi, fatiche, storture e ombre, ma avverto sgorgare e fluire in me la gioia?

Prima lettura, salmo e Vangelo evidenziano che la nostra vigna, cioè la vita, non possiamo gestirla da soli, ascoltando solo noi stessi o andando dietro a qualsiasi tipo di voce. Se l’esistenza ci sembra fiacca e insipida, è un segnale rivelatore del fatto che ci stiamo impossessando del nostro vigneto, pretendendo di gestirlo da soli, confidando solo sui nostri ragionamenti e calcoli, dando retta esclusivamente all’io, misurando tutto dal punto di vista materiale, prestando ascolto e andando dietro a tutto e di più senza chiederci cosa sia bene e cosa no.

Gesù inizia a raccontare la parabola dicendo: «Ascoltate!». Io chi ascolto? Solo il mio io? Solo le mie sensazioni? Mi affido alla prima idea che incontro? Il rischio è che la vigna si chiuda in sé stessa, divenendo arida e sterile, o che venga devastata e depredata dal primo che passa.

San Paolo, dalla seconda lettura, ci suggerisce come custodire il dono della vita che il Signore ci ha fatto: «Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù».

Anche se non riportato nella lettura, prima vi sono queste parole: «Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!».

Una vita nella gioia non nasce illudendoci di avere noi tutto sotto controllo, bensì aprendoci a Dio e lasciandoci guidare anche da Lui.

La Madonna dell’uva (1640-1650) è un dipinto conservato al Louvre, realizzato dal francese Pierre Mignard (1612-1695), celebre ritrattista della famiglia reale e della corte di Luigi XIV. Gesù si nasconde sotto il velo della Madre; entrambi reggono un grappolo d’uva, il tutto a simboleggiare in primis che la vita di Maria ha portato frutto, fidandosi e donandosi per consentire al Figlio di Dio di venire in mezzo a noi; e poi che Gesù si lascerà spremere sulla croce per offrire all’umanità il succo del suo amore.

Il bambino ci guarda e sembra suggerirci le parole che troviamo al capitolo 15 di Giovanni: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me».

Non custodiamo la vigna da soli, ma insieme a Dio!

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica a un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

 Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica, ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui. Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare, senza ombra di dubbio, che tutta l’arte è sacra. È un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film, ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore. Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso, ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.

 

 

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it