Religio et Fides | 27 settembre 2026, 06:03

Mano dipinta quasi invisibile, gesto artistico di 67.800 anni fa

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

Grotta di Liang Metanduno

Grotta di Liang Metanduno

Così dice il Signore: “Voi dite: ‘Non è retto il modo di agire del Signore’. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?”. Sono parole con le quali si apre la prima lettura tratta dal libro del profeta Ezechièle; ci rimandano a tutte le volte che accusiamo Dio di non fare sufficientemente bene il suo mestiere, soprattutto quando vediamo che il male, le ingiustizie e le guerre sembrano prendere il sopravvento e Lui pare impotente.

Erroneamente confondiamo l’onnipotenza di Dio con la sua capacità di risolvere magicamente qualsiasi problema che si affaccia sulla nostra storia personale o su quella dell’umanità, una sorta di interventismo divino che dovrebbe appianare ogni increspatura, aggiustare ogni stortura, eliminare ogni ombra di male. Invece essa consiste nella sua capacità di raggiungerci in ogni situazione per indicarci il bene o riportarci ad esso; ma attenzione, occorre però il nostro impegno e la nostra volontà.

La prima lettura continua così: “Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere sé stesso”. Di fronte al male, che si declina in svariate forme, spesso puntiamo il dito contro il Signore, lo accusiamo di indifferenza, assenteismo, impotenza, ma ci sbagliamo perché la responsabilità è nostra, che prestiamo ascolto soltanto a noi stessi.

Dio non è sparito dalla storia: in quanto onnipotente ci raggiunge ovunque, anche nel male più oscuro, per indicarci la via, per salvarci; ma sovente noi siamo sordi, siamo indifferenti a ciò che suggerisce. Nel salmo 24 leggiamo: “Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta”.

Come agisce Dio nella storia dell’umanità e in quella di ciascuno di noi quando siamo smarriti e impantanati nel male? Suggerendoci vie di bene in svariati modi, ma il rischio è che noi lo ignoriamo e andiamo dritti per la nostra strada. L’onnipotenza di Dio si esprime nella sua misericordia senza limiti, nel suo amore, nel perdono e nella sua salvezza, che possono raggiungerci ovunque; ma sta a noi accoglierle e consentire di agire per farci cambiare direzione.

Nel brano di Matteo Gesù rimprovera i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo dicendo parole piuttosto forti: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”. Il Signore ci viene incontro per guidarci sulla via del bene, della felicità, della pace, della fede, ma noi spesso lo ignoriamo. È falso credere che sia impotente di fronte al male: Egli lavora di continuo per combatterlo, ma non può farlo senza di noi; ci indica come uscirne, ma spesso siamo sordi.

La strada per risolvere le ingiustizie e i conflitti nel mondo ce l’ha indicata, e ci può donare anche la forza per intraprenderla; ma chiediamoci se abbiamo davvero il desiderio di compierla. E questo vale anche per le nostre piccole scelte quotidiane.

C’è una macchia di pigmento rosso che misura quattordici centimetri per dieci su una parete rocciosa della grotta di Liang Metanduno, situata nell’isola indonesiana di Sulawesi. Si tratta di una scoperta molto recente: è il profilo poco visibile di una mano, creato soffiandovi sopra del colore in polvere (nella foto è poco leggibile), ed è al centro di una scena di caccia. È il gesto artistico più antico che conosciamo nella storia dell’arte e risale ad almeno 67.800 anni fa.

Anche le mani di Dio sembrano sovente invisibili, ma in realtà sono all’opera da molto più tempo, fin dalle origini, perché non si stancano mai di tendersi verso l’umanità. Lo fanno di continuo, anche oggi, per mostrarci quei sentieri per tornare al bene; ma sovente noi preferiamo altre vie, dando retta al nostro io e lamentandoci però, quando dobbiamo fare i conti con le conseguenze delle nostre scelte errate, proprio con il Signore, accusandolo di inerzia e impotenza.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it