“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” sono parole che troviamo nella prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia ed evidenziano che il modo di ragionare di Dio è differente dal nostro, e questo lo si comprende ancor più volgendo lo sguardo al Vangelo e alla parabola dei vignaioli. È bene innanzitutto sottolineare il comportamento del padrone della vigna, che simboleggia Dio: esce a cercare lavoratori all’alba, alle nove del mattino, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque; particolare che descrive una realtà: il Signore esce a tutte le ore per cercarci ed entrare in relazione, ma noi sovente non lo consideriamo perché non lo abbiamo mai incontrato, oppure perché non ci riteniamo degni o perché troppo occupati a fare altro.
La logica di Dio è che ci ama in modo esagerato, ed è per questa ragione che si sbilancia verso l’umanità e attende soltanto che ciascuno possa accogliere questo amore che dona a tutti, non importa quando o a che ora.
C’è chi scopre la fede da giovane, chi in età adulta e chi alla fine, chi passando per esperienze belle e chi per momenti complicati, ma ciò che conta è che prima o poi possiamo scoprire il suo amore ed entrare in relazione con Lui, rendendolo parte importante della nostra esistenza. Il padrone dona la stessa paga sia agli operai che hanno iniziato all’alba sia a quanti hanno lavorato un’ora sola; secondo una logica umana e sindacalista si tratta di una vera e propria ingiustizia, ma la parabola rivela che Dio dona a tutti la stessa quantità di amore senza alcuna distinzione e preferenza.
Gesù lo afferma con chiarezza con questa frase che si trova nel Vangelo di Matteo: “Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). L’amore di Dio si riversa su tutti in egual misura, è a disposizione di chiunque, non vi sono categorie escluse, così come si pensava al tempo di Gesù o come ancora oggi rischiamo di credere; l’unico ostacolo è la nostra libertà di accogliere o meno tale dono. È interessante la conclusione della parabola, dove il padrone, rispondendo a uno dei lavoratori che si lamenta dell’ingiustizia, gli dice: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Non solo riusciamo a fatica a immaginare come Dio possa amarci in modo così esagerato, ma può risultare piuttosto fastidioso che si dica che non vi sia persona esclusa da tale amore: vorremmo un Dio più bacchettone e restrittivo, perché riteniamo che troppa bontà sia pericolosa, può dare adito al vivere in modo troppo libero la fede e la morale; si rischia di non tener conto dei paletti che noi umani ci creiamo per avere l’illusione di tenere tutto sotto controllo, religione compresa. Dio è buono: se non ci piace, è un problema nostro e dipende dal fatto che abbiamo cuore e mente troppo ristretti.
Vi invito a posare lo sguardo su un bozzetto preparatorio a inchiostro realizzato dal celebre artista olandese Harmenszoon Rembrandt van Rijn (1606-1669) in vista del dipinto La parabola degli operai della vigna (1637). Sulla destra vi sono alcuni uomini che discutono tra loro sul fatto che hanno ricevuto tutti la stessa paga, indipendentemente dalle ore di lavoro svolte; ma ciò che colpisce maggiormente è l’operaio posto vicino al padrone: i due si guardano e l’uomo, con la mano destra portata alla testa, sembra dirgli “ma lei è proprio svitato e non ragiona!”. Spesso anche a noi Dio sembra uno 'svitato' e un ingiusto, perché non è accettabile che offra amore, perdono e salvezza a tutti: dovrebbe porsi dei limiti, porre restrizioni, fare i dovuti distinguo. Ma Lui non ragiona come noi umani...offre in ugual misura la salvezza a tutti; sta a noi accoglierla, non importa quando, dove e come; l’importante è che accada.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.




don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it



