Politica | 04 ottobre 2026, 07:52

'La Valle ha bisogno di un governo che sappia e voglia esercitare il controllo sulle sue partecipate'

Nel Tiroir de Laprimalinea, questa mattina, la lettera di un valdostano impiegato da diversi anni ben oltre i confini regionali ma con una propria visione molto chiara sull'attuale situazione politica ed economica locale

Renzo Testolin nel novembre 2025 illustra il suo programma di Governo al Consiglio Valle

Renzo Testolin nel novembre 2025 illustra il suo programma di Governo al Consiglio Valle

L’inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge dirigenti di CVA pone interrogativi che dovranno trovare risposta nelle sedi giudiziarie, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e senza anticipare conclusioni sulle responsabilità delle persone interessate. Accanto a questo percorso, però, si apre una riflessione sul rapporto fra la Regione e le sue società partecipate, sulla scelta dei loro amministratori e sulla capacità della proprietà pubblica di seguirne e valutarne l’operato.

La Valle d’Aosta ha bisogno di un governo regionale capace di esercitare questa funzione e, soprattutto, desideroso di farlo. Un governo che consideri il controllo una parte qualificante del proprio mandato, da svolgere con convinzione e da rendere comprensibile ai cittadini. Sapere come vengono amministrate le società pubbliche, quali obiettivi perseguono e attraverso quali strumenti li raggiungono dovrebbe essere un interesse costante di chi governa, prima ancora che una richiesta delle opposizioni o una necessità imposta da un’inchiesta.

Cva - e ovviamente non solo Cva - rappresenta un patrimonio industriale di grande rilievo per la comunità valdostana; le sue prospettive di sviluppo, gli investimenti e le scelte gestionali riguardano anche il futuro della regione. È dunque legittimo chiedere con quali criteri siano stati scelti i suoi vertici, come ne sia stato valutato il lavoro, perché ne sia stata sempre garantita la 'protezione' e la difesa a oltranza e quali strumenti siano stati utilizzati dalla proprietà pubblica per conoscere l’andamento della società e verificare il perseguimento degli obiettivi assegnati.

Porre queste domande non equivale a caricare di responsabilità penali i suddetti vertici (che magari sono comunque stati i migliori possibili, oggi non possiamo ancora dare un giudizio) ma nemmeno attribuire alla politica la conoscenza di eventuali condotte illecite, né a sostenere che un controllo avrebbe necessariamente potuto individuarle; significa soltanto chiedere alla Regione di spiegare come ha esercitato le proprie prerogative. La responsabilità di scegliere gli amministratori e di valutarne i risultati esiste anche quando nessuna vicenda giudiziaria interessa una società: accompagna l’intera durata del mandato e richiede criteri riconoscibili, informazioni adeguate e verifiche effettive.

L’autonomia gestionale delle partecipate deve essere rispettata, ma una proprietà pubblica consapevole deve poter conoscere, chiedere chiarimenti e valutare, senza trasformare la vigilanza in un’ingerenza nelle decisioni quotidiane. Occorre che ciascuno svolga il proprio compito; gli amministratori gestiscono, gli organi di controllo verificano secondo le rispettive competenze, la Regione esercita le funzioni che le spettano e rende conto delle proprie scelte.

È su questo terreno che si misura la qualità di un governo. Nella disponibilità a spiegare una nomina, a motivare una conferma, a riferire sui risultati e sulle criticità. Nella capacità di accogliere una domanda sul patrimonio pubblico come una richiesta legittima, alla quale rispondere con elementi concreti. Un’amministrazione sicura della correttezza del proprio operato dovrebbe vedere nella trasparenza un’occasione per rafforzare la fiducia dei cittadini e mostrare il lavoro svolto.

Anche il richiamo alle stagioni politiche precedenti, comprese quelle segnate dalla figura di Augusto Rollandin, può avere un senso se serve a chiedere continuità nei criteri di giudizio. Per anni Rollandin è stato criticato, attaccato e chiamato politicamente a rispondere anche in presenza di vicende assai meno rilevanti. Nei suoi confronti si invocavano immediatamente trasparenza, responsabilità politica e dimissioni. Oggi, di fronte a un’inchiesta che riguarda vertici di una delle più importanti società pubbliche valdostane, lo stesso rigore sembra improvvisamente meno urgente. Le vicende sono diverse e i paragoni richiedono cautela, certo; il principio, però, dovrebbe restare lo stesso: le richieste di chiarezza e di responsabilità politica valgono per ogni maggioranza, indipendentemente dalle persone che la guidano e dagli equilibri del momento.

La magistratura accerterà i fatti di propria competenza, la politica può intanto offrire risposte sul proprio operato, senza interferire con le indagini e senza pronunciarsi sulla colpevolezza di nessuno. Può spiegare come sceglie, come verifica, quali informazioni riceve e come interviene quando emergono problemi.

La Valle d’Aosta ha bisogno di un governo che svolga questo compito con competenza e con la serenità di chi è disposto a rendere conto delle proprie decisioni. Un governo che eserciti volentieri il controllo sulle partecipate, perché conoscerne il funzionamento e tutelarne il valore è parte del servizio dovuto alla comunità. E che consideri la possibilità di mostrare ai cittadini ciò che fa una ragione di fiducia, prima che un obbligo.

Omar Vittone