Cronaca | 02 ottobre 2026, 17:15

Corruzione, così per l'accusa è coinvolta Cva nell'inchiesta di Palermo

Contestate consulenze per 147mila euro; centrale il ruolo di Matta, il consulente incaricato da Argirò e Malacarne che avrebbe gestito i rapporti con Armao

La sede palermitana della Procura della Repubblica

La sede palermitana della Procura della Repubblica

Un contratto di consulenza che, secondo la Procura di Palermo, avrebbe coperto un accordo corruttivo per agevolare le autorizzazioni ambientali del gruppo Cva in Sicilia. È la contestazione al centro del filone d’indagine che coinvolge Giuseppe Argirò, 57enne ex amministratore delegato di Cva, e l'aostano Marco Malacarne Gentile, che gli è subentrato in Cva Eos. Per entrambi l’interrogatorio preventivo è fissato al 12 ottobre, prima della decisione del giudice sulle misure cautelari richieste dagli inquirenti.

 

 

Al centro dei rapporti tra il gruppo Cva e gli uffici regionali siciliani, secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, c’era l’avvocato Pierluigi Matta, il professionista incaricato dai vertici della società valdostana che avrebbe gestito i contatti con il collega ed ex vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao e organizzato gli incontri per seguire le pratiche ambientali. È intorno alla natura di questo incarico, e alla conoscenza che i rappresentanti aziendali - ovvero Argirò e Malacarne - avrebbero avuto delle presunte condotte illecite del consulente, che si delinea uno dei nodi dell’indagine.

Matta avrebbe ricevuto almeno 147 mila euro, dei quali 138 mila di imponibile, attraverso un contratto di consulenza che gli inquirenti ritengono fittizio. Secondo l’accusa, in corrispondenza dei pagamenti una parte del denaro sarebbe stata trasferita in contanti ad Armao, allora presidente della Commissione tecnica specialistica della Regione Siciliana, in cambio di interventi favorevoli alle procedure di Cva Spa e Cva Eos Srl.

Il professionista avrebbe dunque assunto un ruolo operativo nella gestione delle relazioni istituzionali delle aziende. Nella ricostruzione investigativa, sarebbe stato lui a fare da intermediario con Armao, a sottoscrivere il contratto di consulenza e a organizzare alcuni degli incontri ai quali partecipavano anche i rappresentanti del gruppo. Gli inquirenti contestano a Giuseppe Argirò, ex amministratore delegato di Cva, e a Marco Malacarne Gentile, che gli è subentrato in Cva Eos, di avere seguito personalmente la stipula dell’incarico, i rinnovi e il pagamento dei compensi. Per entrambi è previsto il 12 ottobre l’interrogatorio preventivo, prima della decisione sulle misure cautelari richieste dalla Procura.

Sulla posizione attribuita a Matta si gioca la difesa di Argirò e Malacarne Gentile; la distinzione da chiarire sarebbe tra la consapevolezza dell’attività svolta dal consulente per le società e la conoscenza del presunto meccanismo corruttivo. La Procura dal canto suo prospetta un accordo del quale il contratto con Matta avrebbe costituito la copertura economica; secondo questa lettura, i compensi non avrebbero remunerato una normale prestazione professionale, ma sarebbero serviti a ottenere un trattamento favorevole delle pratiche ambientali.

Gli interventi attribuiti ad Armao avrebbero riguardato diversi passaggi, ovvero le presentazioni ai dirigenti generali regionali dell’Ambiente e dell’Energia, la definizione dei tempi e delle modalità di esame delle procedure, l’anticipazione dei contenuti di note e comunicazioni e l’individuazione di responsabili e funzionari di riferimento. Le pratiche comprendevano valutazioni di impatto ambientale, provvedimenti autorizzatori unici regionali e verifiche sull’osservanza delle prescrizioni.

Nell’invito all’interrogatorio firmato dalla giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino non è quantificata la somma che sarebbe stata consegnata ad Armao. Sono però descritte ripetute dazioni di contanti, avvenute mentre le società avevano interesse all’avanzamento delle autorizzazioni. L’ipotesi di reato è corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, con fatti contestati almeno fino al 5 febbraio 2026. Gli interrogatori potranno chiarire anche quale fosse, secondo Argirò e Malacarne Gentile, il mandato affidato a Matta e che cosa sapessero delle modalità con cui veniva svolto.

 

patrizio gabetti