Cronaca | 02 ottobre 2026, 10:19

Addio a Maurizio Casale, artista e maestro della comunicazione visiva valdostana

Nato ad Aosta nel 1949, ha attraversato oltre mezzo secolo di cultura regionale unendo grafica, pittura, illustrazione e insegnamento. È morto al termine di una fatale malattia; lascia due sorelle, Manuela e Mila

Addio a Maurizio Casale, artista e maestro della comunicazione visiva valdostana

Ricoverato da alcuni giorni è deceduto ieri ad Aosta, dopo una grave malattia, l’artista, grafico, illustratore e insegnante che per oltre cinquant’anni ha contribuito a costruire l’immagine della Valle d’Aosta, traducendone identità, tradizioni e vita culturale in segni immediati, essenziali e riconoscibili.

Era un notturno solo apparentemente solitario, Maurizio Casale, che amava e conosceva profondamente anche la musica, cercandovi la stessa misura, lo stesso equilibrio e le medesime tensioni che affidava alle immagini. Ammaliato dalle 'Variazioni Goldberg' di Johann Sebastian Bach, architettura musicale perfetta che, lanciando a se stesso una sfida impossibile, aveva sempre tentato di tradurre e riprodurre in opera visiva. Amava la voce inimitabile di Tom Waits, roca e raffinata com'era anche la sua, capace di custodire sotto una superficie ruvida una sorprendente delicatezza.

Nato ad Aosta nel 1949, Casale si era avvicinato alla pittura fin dall’adolescenza, incoraggiato dall’esempio del padre. Ancora giovanissimo aveva ottenuto un primo importante riconoscimento vincendo un concorso per artisti emergenti giudicato da due figure centrali dell’arte valdostana, Italo Mus e Alessio Nebbia.

La sua formazione era poi proseguita all’Istituto d’Arte Felice Faccio di Castellamonte e all’Istituto superiore per le industrie artistiche di Urbino, una delle scuole più prestigiose nel campo della grafica e della comunicazione visiva. Qui ebbe come docenti Albe Steiner, Michele Provinciali e Alberto Boatto, protagonisti della cultura progettuale e artistica italiana del secondo Novecento.

Rientrato in Valle d’Aosta, nella seconda metà degli anni Settanta aprì il proprio studio grafico nel capoluogo e iniziò una lunga collaborazione con enti pubblici, assessorati, associazioni e istituzioni culturali. Manifesti, immagini coordinate, copertine, pubblicazioni e illustrazioni portarono negli anni la sua firma, spesso senza che il grande pubblico ne conoscesse l’autore: opere nate per comunicare, destinate a entrare nella quotidianità e nella memoria collettiva.

Nel 1976 vinse il concorso per la realizzazione dell’immagine della Fiera di Sant’Orso. Dieci anni più tardi partecipò nuovamente e fu ancora una volta scelto. Due affermazioni che raccontano il rapporto profondo tra la sua ricerca grafica e l’identità valdostana, della quale seppe cogliere gli elementi più autentici evitando la rappresentazione puramente folcloristica.

Accanto alla professione di grafico, Casale non abbandonò mai la pittura. Espose in Italia e all’estero, partecipando a mostre collettive e personali. Tra le esperienze più significative figurano “Ombra aperta”, presentata nel 1993 alla galleria Sala 1 di Roma, “Trilogie terrestre” alla galleria L’Aire du Verseau di Parigi e una personale a Friburgo, in Germania.

Nel 1992 partecipò inoltre a “Icone di Maggio”, iniziativa promossa dalla Cgil insieme ad alcuni dei principali artisti valdostani contemporanei, tra i quali Franco Balan, Lucio Bulgarelli, Francesco Nex, Marco Jaccond, Massimo Sacchetti, Roberto Priod e Giuliana Cuneaz.

La sua attività attraversò linguaggi e supporti differenti. Casale firmò anche etichette d’autore per la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, affiancando nel progetto Franco Balan e Fulvio Viequéry. Il suo lavoro seppe così incontrare il mondo produttivo e artigianale, mantenendo sempre una propria autonomia espressiva.

Alla pratica professionale e artistica affiancò l’insegnamento all’Istituto d’Arte di Aosta, trasmettendo agli studenti non soltanto gli strumenti della grafica, ma un modo di osservare e organizzare lo spazio, le forme e il rapporto tra immagine e parola.

Anche negli ultimi anni Casale aveva continuato a partecipare alla vita culturale e sociale della regione. Nel 2022 era stato tra i dodici illustratori coinvolti in “Affiches. L’arte esce in strada”, il progetto che aveva trasformato gli spazi pubblicitari inutilizzati di Aosta in una galleria diffusa.

Nel 2023 un suo bozzetto era stato scelto per il ventiquattresimo “Ciondolo per la vita” dell’Associazione scultori e intagliatori valdostani, iniziativa benefica capace di unire artigianato, cultura e solidarietà. In quell’occasione Casale aveva sottolineato proprio la doppia valenza del progetto: valorizzare il territorio sul piano culturale e, nello stesso tempo, aiutare concretamente chi aveva bisogno.

Con Maurizio Casale scompare una figura artistica e professionale forse fisicamente più 'appartata' di altre ma profondamente presente nella storia culturale recente della Valle d’Aosta. Un uomo che ha lavorato sul confine, mai davvero separabile, tra arte e comunicazione; un autore capace di dare forma visiva a eventi, istituzioni e tradizioni, ma anche un pittore e un docente che ha continuato a cercare e a trasmettere.

Maurizio lascia due sorelle, Manuela e Mila. La data delle esequie non è stata ancora resa nota.

patrizio gabetti