Attualità | 08 settembre 2026, 07:05

S301, la stella che sfida il buco nero Sagittarius A\**

Immagine realizzata con AI a puro scopo di rappresentazione artistica.

Immagine realizzata con AI a puro scopo di rappresentazione artistica.

Gli astronomi hanno scoperto S301, la stella più veloce mai osservata nella Via Lattea. Grazie al Very Large Telescope Interferometer dell’ESO, in Cile, è stato possibile misurare la sua incredibile velocità di circa 25.000 chilometri al secondo, pari all’8% della velocità della luce. Un dato che la rende cento mila volte più rapida di un aereo di linea e che segna un nuovo record nella storia dell’osservazione stellare.

S301 orbita attorno al buco nero supermassiccio Sagittarius A\*, situato al centro della nostra galassia, e si avvicina a una distanza paragonabile a quella tra Saturno e il Sole. Il suo percorso è talmente stretto che completa un giro in appena 8,7 anni, un tempo brevissimo per un corpo celeste di queste dimensioni. Gli studiosi ritengono che la stella sia ciò che resta di un sistema binario disgregato dalle forze mareali del buco nero; la sua compagna sarebbe stata espulsa dalla galassia, mentre S301 è rimasta intrappolata nella sua orbita.

La scoperta, pubblicata su Nature, non è solo un primato di velocità. Per la prima volta, una stella così vicina a Sagittarius A\* potrebbe permettere di misurare direttamente la rotazione del buco nero, un parametro finora solo ipotizzato. Secondo la teoria della relatività generale di Einstein, un buco nero in rotazione trascina con sé lo spaziotempo, deformandolo e influenzando le orbite delle stelle circostanti. S301, proprio per la sua posizione e rapidità, rappresenta la chiave per osservare questo fenomeno in modo concreto.

La stella, di sequenza principale e con una massa pari a circa una volta e mezza quella del Sole, è estremamente debole: appare due miliardi di volte più fioca di Betelgeuse, la celebre stella arancione della costellazione di Orione. Per individuarla, gli astronomi hanno dovuto combinare la luce di quattro telescopi da otto metri, creando un telescopio “virtuale” con una risoluzione quindici volte superiore a quella di un singolo strumento. È grazie a questa tecnologia che il team ha potuto seguire l’orbita di S301 e ricostruirne la storia fino al 2017.

Nei prossimi anni, le osservazioni con gli strumenti Gravity+ e Micado, montati sull’Extremely Large Telescope dell’ESO, saranno decisive per monitorare la stella e verificare la rotazione di Sagittarius A\*. Il prossimo passaggio ravvicinato è previsto per il 2031, e potrebbe segnare una svolta nella comprensione dei buchi neri e della dinamica del cuore della Via Lattea.

 

 

red.laprimalinea.it