Politica | 27 agosto 2026, 17:42

Aosta Pride, FdI torna all’attacco, 'il nodo sono i criteri di spesa dei soldi pubblici'

Dopo la replica della Giunta comunale alle esternazioni di Fratelli d'Italia, i consiglieri regionali Massimiliano Tuccari e Aldo Domanico insistono sul finanziamento della manifestazione; 'i diritti non sono in discussione, il Comune spieghi quali criteri ha utilizzato per destinare le risorse'

Aldo Domanico e Massimiliano Tuccari

Aldo Domanico e Massimiliano Tuccari

Non si chiude la polemica politica sul sostegno economico del Comune di Aosta agli appuntamenti dell’Aosta Pride. Dopo la risposta della Giunta comunale, Fratelli d’Italia torna sull’argomento con una nota firmata dal vicecapogruppo in Consiglio regionale Massimiliano Tuccari e dal consigliere Aldo Domanico, che spostano il confronto sul terreno dei criteri utilizzati dall’Amministrazione per l’impiego delle risorse pubbliche.

Secondo i due esponenti di FdI, la replica del Comune avrebbe anzi chiarito un aspetto centrale della vicenda; il sostegno all’Aosta Pride rappresenterebbe una scelta politica rivendicata dalla stessa Amministrazione. Da qui la richiesta che il confronto non rimanga confinato allo scontro tra maggioranza e opposizione, ma riguardi più in generale la comunità aostana.

Tuccari e Domanico precisano innanzitutto di non avere mai contestato "la dignità delle persone, la loro libertà, la loro identità o il diritto di manifestare". La questione posta da Fratelli d’Italia sarebbe invece un’altra; riconoscere e tutelare quei diritti, sostengono, non significa necessariamente che un’Amministrazione debba finanziare una determinata manifestazione, gli artisti coinvolti o i servizi collegati. Il punto sul quale FdI chiede quindi ulteriori spiegazioni riguarda i criteri attraverso i quali il Comune ha deciso di destinare risorse pubbliche agli appuntamenti inseriti nel programma del Pride e quale interesse pubblico specifico sia stato individuato alla base di questa scelta.

Nel ragionamento dei due consiglieri entra anche il manifesto ufficiale dell’Aosta Pride, che – sottolineano Tuccari e Domanico – definisce il Pride una "manifestazione politica" e affronta una serie di temi che vanno dall’aborto all’eutanasia, dalla gestazione per altri al capitalismo e al colonialismo, fino a transfemminismo, antifascismo, internazionalismo e Palestina. Posizioni che, precisa la nota, gli organizzatori hanno pieno diritto di sostenere, ma che proprio per la loro connotazione politica renderebbero legittima una richiesta di maggiore chiarezza sui criteri adottati dal Comune per finanziare alcuni appuntamenti della manifestazione.

FdI richiama nuovamente il precedente dei Carnavals de Montagne, per i quali nei mesi scorsi erano stati posti sul tavolo i costi dell’iniziativa, le priorità nell'utilizzo delle risorse e la compatibilità con le disponibilità economiche, arrivando anche a ipotizzare una cadenza biennale. I due consiglieri riconoscono che si tratta di manifestazioni differenti, ma ritengono che proprio il diverso trattamento renda necessario chiarire quale sia il criterio generale seguito dall’Amministrazione nella definizione delle priorità.

Da qui una serie di interrogativi rivolti alla Giunta: quali benefici pubblici siano stati valutati, perché siano stati scelti determinati eventi, artisti e servizi e se gli stessi parametri verrebbero applicati a una manifestazione caratterizzata da un orientamento culturale o politico differente. FdI chiede inoltre dove venga individuato il confine tra il sostegno a singoli appuntamenti culturali e il finanziamento di eventi inseriti all’interno di una manifestazione che rivendica apertamente una propria dimensione politica.

Tuccari e Domanico precisano infine di non chiedere alla Giunta di "giustificarsi" con Fratelli d’Italia, riconoscendo a un’Amministrazione il diritto di compiere scelte politiche e di assumersene la responsabilità. Quando però queste comportano l'utilizzo di denaro pubblico, sostengono, i criteri devono essere trasparenti, chiaramente spiegabili e applicabili in maniera coerente indipendentemente dai soggetti e dalle sensibilità culturali o politiche coinvolte.

"I diritti delle persone si rispettano; la libertà di manifestare si tutela; le scelte politiche sono legittime – concludono i due consiglieri – ma il denaro pubblico appartiene alla comunità e chi lo amministra deve essere sempre in grado di spiegare alla comunità perché, come e secondo quali criteri ha deciso di utilizzarlo".

red.laprimalinea.it