Comincia a delinearsi con maggiore precisione la dinamica del drammatico incidente avvenuto domenica ad Arpuilles, sulle colline di Aosta, dove dopo le 15 di lunedì 20 luglio una violenta esplosione ha devastato un garage, provocando il ferimento di cinque persone, due delle quali – il vigile del fuoco Michel Charbonnier e il cognato Eric Centelleghe– hanno riportato il primo ferite al capo e bruciature e il secondo gravi ustioni soprattutto alle gambe e restano ricoverati all'ospedale 'Parini' di Aosta.
Le prime ricostruzioni, inevitabilmente condizionate dalla concitazione dei soccorsi e dall'entità dell'esplosione, avevano portato molti a collegare direttamente il boato dell'esplosione all'auto elettrica dalla quale si era sviluppato l'incendio. Con il passare delle ore, però, gli accertamenti tecnici avrebbero indirizzato gli investigatori verso uno scenario differente, che resta comunque al vaglio della Polizia scientifica e degli specialisti dei Vigili del fuoco incaricati di ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi.
L'ipotesi che starebbe emergendo è che tutto abbia avuto origine da un cortocircuito sviluppatosi all'interno della batteria dell'auto elettrica Renault Zoe della famiglia di Centelleghe, che era parcheggiata nel garage. Il guasto avrebbe innescato il principio d'incendio, con il rapido sviluppo di fumo e calore all'interno del locale. La violenta esplosione che ha devastato l'edificio, tuttavia, non sarebbe stata provocata dalla batteria stessa.
Secondo la ricostruzione tecnica, quando il garage è stato aperto per verificare quanto stava accadendo, l'afflusso improvviso di ossigeno avrebbe generato un ritorno di fiamma. Sarebbe stato proprio questo fenomeno a provocare l'esplosione del serbatoio dell'altra vettura custodita nel box, una Fiat Panda ibrida di Charbonnier che, secondo quanto emerso, aveva fatto rifornimento poco prima dell'incidente e conteneva ancora circa 38 litri di carburante.
L'energia sprigionata dall'esplosione sarebbe stata tale da trasformare il pesante portone in vetro e metallo del garage in un gigantesco proiettile, scaraventandolo dall'altra parte della strada comunale fino a colpire violentemente la villetta situata di fronte. Le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona, già acquisite dagli investigatori, mostrerebbero con impressionante chiarezza proprio quell'istante, quando il portone viene proiettato per decine di metri accompagnato da un boato devastante.
Sul luogo erano presenti Michel Charbonnier, proprietario dell'auto elettrica e vigile del fuoco, insieme al cognato Eric Centelleghe, ora ricoverato nel reparto di Rianimazione, mentre Charbonnier è assistito nel reparto di Chirurgia. Le altre tre persone coinvolte nell'incidente, tra cui il padre di Charbonnier, hanno invece riportato conseguenze meno gravi e sono già state dimesse.
Le indagini proseguono per confermare in ogni dettaglio la dinamica dell'accaduto e stabilire con certezza l'origine dell'incendio e le cause della successiva esplosione. Una ricostruzione che, se confermata dagli accertamenti tecnici definitivi, contribuirebbe anche a chiarire un aspetto importante emerso fin dalle prime ore ovvero che l'incendio sarebbe effettivamente partito dall'auto elettrica, ma il devastante scoppio che ha provocato i danni maggiori sarebbe stato causato dall'esplosione del serbatoio dell'altra vettura presente nel garage, alimentata a benzina.


pa.ga.



