Germogliare, questa è la parola che accomuna le letture della XV domenica del tempo ordinario, ma è bene aver chiaro che è Dio Colui che genera la fioritura. Nella prima ci viene raccontato che la sua Parola genera vita; il salmo 64 e il suo ritornello: ‘Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli’, richiamano che Dio è sorgente di vita ed occorre restare uniti a Lui affinché il cammino spirituale possa essere florido e vigoroso. Nella seconda lettura, San Paolo ci ricorda che germogliare implica sofferenza e morte, così come il seme che, prima di portare frutto, deve consumarsi. L’esistenza è fatta anche di prove e sfide che sovente servono per farci davvero crescere e maturare. Infine, nel brano di Matteo, Gesù racconta la parabola del seminatore, simbolo di Dio che semina largamente nel cuore dell’uomo anche se sovente non è un terreno pronto ad accogliere i suoi doni. Desidero sottolineare un particolare: il seme per porter portare frutto ha bisogno del terreno; il Signore, perciò, per permettere alla nostra esistenza di fiorire ha bisogno di noi; il seme da solo non basta. A livello scientifico accade lo stesso: se lo si tiene in un contenitore può essere anche molto potente ma non potrà mai germogliare. Dio è grande nell’amore, offre a tutti i suoi doni ma se non accogliamo ciò che ha da offrirci non accade nulla e questo può far sì che la nostra vita spirituale diventi arida. La prima riflessione da compiere è la seguente: quando prego so accogliere il seme della Parola di Dio? Pregare quotidianamente è consentire al Signore di seminare in me qualche parola che mi doni vita e slancio, ma spesso, al contrario, la preghiera si riduce ad un monologo con noi stessi, si riduce nel sommergere Dio con le nostre parole, ragionamenti, con i soliti discorsi e lamentele risultando sempre più asciutta e sterile. Affinché il nostro incontrarci con il Signore sia fruttuoso occorre iniziare la preghiera con l’ascolto, leggendo un brano della Scrittura per scoprire che ogni giorno il Signore ci offre una parola che con la quale ci fa percepire che ha cura di noi, che desidera orientare il nostro cammino verso il bene e la felicità. Seconda riflessione: consentiamo alla Parola di Dio che ascoltiamo di attecchire in noi oppure ci limitiamo a compiacerci per ciò che abbiamo letto, però poi la vita continua per conto suo? Essere cristiani è fare lo sforzo di permettere alla Sacra Scrittura di cambiare il modo di guardare la realtà, ed imparare a stare nel mondo, altrimenti rischiamo di essere credenti sterili o peggio ancora inaciditi e invece di diffondere vitalità spandono acredine ed asprezza. Se non permettiamo alla Parola di Dio di incidere sul nostro modo di ragionare, di parlare e di agire rischiamo di essere davvero dei cristiani tristi. La terza ed ultima riflessione ci chiede di domandarci se la nostra vita ha vigore, se germoglia, oppure è stantia e rinsecchita. Il seme non rappresenta soltanto la Parola che il Signore ci dona ma anche noi stessi con tutte le potenzialità che possediamo e queste possono fiorire ad una sola condizione, ovvero immergendoci inel terreno che è la realtà nella quale viviamo. A volte l’esistenza può sembrare arida perché non sappiamo accogliere la vita per quello che è, il contesto nel quale siamo inseriti, le persone per ciò che sono, collaborando con esse. Gaudì sosteneva che ogni artista ed architetto dovrebbe trovare ispirazione dalla natura che è la vera maestra ed è proprio in essa ch’egli trae spunto per la progettazione della Sagrada Familia. All’ interno vi sono molti particolari che rimandano al creato: i dodici variopinti grappoli di frutta posizionati sui corrispettivi pinnacoli della basilica, i dodici diversi tipi di frutta disposti secondo il periodo dell'anno, come anche, sul lato della facciata della Natività, la varietà di frutti primaverili ed estivi tra i quali nespole, ciliegie, prugne, pesche e pere. Ancora, sul lato della facciata della Passione vi sono quelli autunnali ed invernali come mele, mandorle, fichi, cachi e castagne.
Non c’è stagione della vita nella quale non si possa portare frutto, anche nei momenti critici, ciò che conta è restare sempre sintonizzati con Dio e con la sua Parola perché suscitano in noi vitalità e ci insegnano a non chiuderci in noi stessi, ma aprirci e radicarci al fine di immergere le potenzialità che possediamo nel terreno della realtà nella quale viviamo.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.




don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it



