Cva deve cambiare rotta, restare interamente pubblica e diventare una società 'in house' della Regione per poter ricevere direttamente l'affidamento delle future concessioni idroelettriche. È questa la visione illustrata dai consiglieri regionali di Alleanza Verdi Sinistra-Avs Chiara Minelli, Stefano Torrione, Andrea Campotaro e il leader co-fondatore di Avs Elio Riccarand nel corso di una conferenza stampa convocata ieri per presentare una proposta di legge già depositata in Consiglio Valle.
L'iniziativa non interviene direttamente sulla futura legge che disciplinerà il rinnovo delle concessioni idroelettriche, ma punta ad avviare fin da subito un percorso di approfondimento tecnico affidato a Finaosta per verificare la possibilità di trasformare Cva in una società 'in house', requisito necessario per l'assegnazione diretta delle concessioni senza ricorrere a gare.
"La nostra proposta vuole aprire una riflessione e siamo disponibili anche a modificarla", ha spiegato la capogruppo Chiara Minelli. "Il tema riguarda l'affidamento delle concessioni, come previsto dallo schema della norma di attuazione. Noi riteniamo che la strada debba essere quella dell'affidamento a una società in house, ma oggi Cva non lo è. Per questo proponiamo di affidare a Finaosta un'istruttoria tecnica che chiarisca quali siano i passaggi necessari per arrivare a questo obiettivo".
Secondo Avs la Regione dovrebbe perseguire questa strada evitando l'ingresso di capitali privati e mantenendo il controllo pubblico della principale società energetica valdostana. "È una materia complessa - ha sottolineato Minelli - ma gli approfondimenti vanno fatti adesso, prima di arrivare alla legge sulle concessioni, così da avere un quadro preciso quando sarà il momento delle decisioni".
'Dal 2019 chiediamo di abbandonare la strada della quotazione'
Nel corso dell'incontro con la stampa, i rappresentanti di Avs hanno ricordato di sostenere questa impostazione ormai da diversi anni. "Dalla primavera del 2019 presentiamo iniziative consiliari per convincere la Regione a percorrere la strada della norma di attuazione invece di quella della quotazione in Borsa di Cva", hanno ricordato. Secondo il movimento, la prima bozza della norma di attuazione, predisposta nel settembre dello stesso anno, conteneva già l'impostazione oggi riproposta, ma successivamente sarebbe stata modificata, riducendone la portata.
Per Avs il nodo centrale resta uno, ovvero la società che dovrà beneficiare dell'affidamento diretto delle concessioni idroelettriche dovrà avere le caratteristiche di una società in house, condizione che oggi Cva non possiede. Da qui la necessità di avviare un percorso che analizzi nel dettaglio quali modifiche siano necessarie, sia sul piano statutario sia sul modello operativo e produttivo dell'azienda, affinché possa acquisire tale qualifica.
Riccarand, 'una proposta realmente autonomista'
Per Elio Riccarand la proposta rappresenta anche una scelta politica di fondo. "È una proposta realmente autonomista", ha affermato, spiegando che l'obiettivo è rafforzare l'autonomia energetica della Valle d'Aosta attraverso una gestione completamente pubblica delle risorse idroelettriche. Proprio per questo Avs auspica una convergenza trasversale, in particolare da parte delle forze autonomiste presenti in Consiglio Valle. "Ci aspettiamo attenzione e condivisione soprattutto dalle forze autonomiste", ha detto Riccarand, facendo riferimento anche al cosiddetto "punto D" della proposta, che prevede l'analisi di eventuali soluzioni alternative all'affidamento diretto, sempre con l'obiettivo di tutelare l'interesse pubblico.
'Cva deve tornare a occuparsi della transizione energetica della Valle'
Nel mirino di Avs c'è soprattutto l'evoluzione che Cva ha avuto negli ultimi anni. "Cva è una società pubblica che deve operare per la transizione energetica dei valdostani, in tutti i settori - ha ribadito Minelli -. Deve lavorare per l'autonomia energetica della regione. Invece negli ultimi anni ha puntato soprattutto all'esterno, cercando di diventare un leader nazionale nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Noi non condividiamo questa strategia".
Secondo Torrione, l'azienda "ha trascurato le politiche energetiche sul territorio valdostano, investendo poco, ad esempio, nello sviluppo del fotovoltaico locale".
L'obiettivo indicato è quello di utilizzare la produzione energetica regionale per accompagnare la progressiva elettrificazione dei consumi della Valle d'Aosta, facendo di Cva uno strumento della transizione energetica anziché un soggetto concentrato prevalentemente sulla crescita fuori regione. Una sfida che il gruppo riconosce essere complessa, ma che ritiene strategica.
"Se la Valle d'Aosta riuscisse a raggiungere una reale autonomia energetica - è la convinzione di Avs - i benefici non sarebbero soltanto economici per i valdostani. Si rafforzerebbe anche l'attrattività del territorio, grazie alla decarbonizzazione, trasformando la regione in un laboratorio pilota capace di rappresentare un modello per altre realtà alpine e autonome."


pa.ga.



