Il gruppo ha chiuso il bilancio 2025 con un rosso di circa 60 milioni di euro. La direttrice generale Monica Pirovano ha spiegato che il 2025 è stato segnato dall’impatto dei dazi statunitensi al 50%, che hanno fortemente penalizzato le esportazioni verso gli Usa, mercato che vale circa il 10% del fatturato aziendale. La conseguenza è stata una forte pressione competitiva sul mercato europeo, invaso da prodotti siderurgici asiatici a basso costo, in particolare provenienti dall’India.
Ai contratti di solidarietà sono ricorsi mesi or sono 166 lavoratori dei reparti acciaieria e colata continua, misura adottata dopo il forte rallentamento degli ordini e l’esaurimento quasi completo degli ammortizzatori ordinari disponibili. L’accordo, siglato con i sindacati, prevede riduzioni dell’orario di lavoro che potrebbero arrivare fino all’80%, anche se l’applicazione concreta dovrebbe limitarsi a pochi giorni al mese.
A incidere sulla crisi sono l’alto costo dell’energia e delle materie prime, oltre la crescente concorrenza dei produttori extraeuropei. Le prospettive di ripresa vengono legate alle misure di salvaguardia che l’Unione europea dovrebbe introdurre a partire dal luglio 2026 per proteggere l’industria siderurgica continentale. La società punta comunque a un progressivo riequilibrio finanziario entro la fine del 2026, con un miglioramento dell’Ebitda e un possibile ritorno all’utile già dal prossimo esercizio.