Attualità | 08 maggio 2026, 13:45

Al MegaMuseo di Aosta 'l’archeologia guarda negli occhi'

Al MegaMuseo di Aosta 'l’archeologia guarda negli occhi'

Un uomo vissuto oltre quattromila anni fa torna oggi a mostrare il proprio volto. E' la straordinaria ricostruzione presentata al MegaMuseo di Aosta nell’ambito dell’iniziativa “Quando l’archeologia guarda negli occhi: la ricostruzione del volto dell’uomo dell’età del Rame”, progetto che ha permesso di ridare un’identità visiva a uno degli individui più enigmatici rinvenuti nell’area megalitica del capoluogo valdostano.

Si tratta di un uomo adulto, con un’età stimata tra i 45 e i 55 anni, vissuto tra il 2500 e il 2200 avanti Cristo, nel pieno dell’età del Rame. I suoi resti erano stati scoperti nel sito archeologico dell’area megalitica di Aosta, ma ciò che più aveva colpito gli studiosi erano i segni presenti sul cranio: due trapanazioni craniche perfettamente cicatrizzate, segno evidente che l’uomo era sopravvissuto a interventi chirurgici considerati eccezionali per quell’epoca.

La ricostruzione del volto è stata ottenuta attraverso una sofisticata operazione di antropologia forense e modellazione digitale. Gli specialisti hanno eseguito una scansione tridimensionale del cranio, applicando poi indicatori statistici relativi ai tessuti molli basati su parametri europei. Successivamente sono stati modellati i muscoli facciali e ricostruiti i tratti anatomici fino alla realizzazione finale del volto.

La tecnica utilizzata è la stessa impiegata nelle indagini investigative moderne per tentare l’identificazione di persone sconosciute, ma in questo caso applicata alla ricerca archeologica. Un lavoro che ha consentito non solo di restituire sembianze realistiche all’uomo preistorico, ma anche di ricrearne l’aspetto complessivo attraverso abiti e ornamenti coerenti con il periodo storico e con il contesto culturale dell’età del Rame.

Il progetto è stato realizzato dal MegaMuseo di Aosta, diretto da Generoso Urciuoli, in collaborazione con Arc-Team, specializzata in archeologia sperimentale e tecnologie applicate alla valorizzazione del patrimonio storico.

L’iniziativa rappresenta uno dei più avanzati esempi di integrazione tra archeologia, scienza forense e ricostruzione digitale, offrendo al pubblico la possibilità di guardare negli occhi un uomo vissuto migliaia di anni fa e di avvicinarsi, con un realismo sorprendente, alla storia più antica della Valle d’Aosta.

i.d.