La partita non è ancora chiusa. Dopo la sentenza di primo grado che ha dichiarato l’ineleggibilità del presidente della Giunta, Renzo Testolin, il prossimo passaggio – già annunciato agli organi politici dell'Union Valdotaine dallo stesso Testolin – sarà il ricorso in Appello. Ed è proprio da qui che si apre uno scenario istituzionale complesso, fatto di tempi stretti, margini giuridici e scelte politiche tutt’altro che neutre.
La prima mossa dopo l'adunanza del Consiglio Valle di domani, martedì 5 maggio - dove il Presidente della Giunta 'deposto' dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Aosta siederà in veste di semplice consigliere - è il deposito dell’Appello e, dal punto di vista giuridico, questo passaggio è decisivo; l’impugnazione della sentenza dovrebbe comportare (la sospensiva non è automatica, bensì va disposta) la sospensione degli effetti della decisione di primo grado certamente interromperà il corso dei '60 giorni' previsti per legge per la formazione di una nuova Giunta guidata da un nuovo Presidente. Testolin tornerebbe formalmente in carica, almeno in via provvisoria, mentre la sua decadenza verrebbe congelata in attesa del giudizio di secondo grado. È su questo presupposto che si gioca tutta la strategia della maggioranza, che pare abbia accolto senza fiatare la decisione sul ricorso in Appello.
Con il presidente nuovamente in carica ma “sub iudice”, la Giunta regionale potrebbe tornare a riunirsi e deliberare appieno l'attività amministrativa, ma non si tratterebbe di una normalità piena. La legittimità dell’organo di governo resterebbe infatti sospesa, perchè il nodo dell’eleggibilità non è risolto, ma solo rinviato a breve. Per questo motivo è realistico attendersi una linea prudenziale, con il via libera agli atti urgenti e indifferibili, il rallentamento o congelamento dei provvedimenti più esposti e un confronto politico interno sulla tenuta della legislatura. Nel frattempo, anche il Consiglio Valle potrebbe essere chiamato a un ruolo più attivo, sia sul piano politico sia su quello istituzionale.
Se la Giunta tornerà operativa, si porrà immediatamente un problema concreto su quali atti sarà opportuno adottare. I dossier più esposti sono quelli con impatto economico o amministrativo rilevante, come nomine in enti e partecipate, provvedimenti su concessioni o autorizzazioni, atti di programmazione finanziaria, decisioni su appalti e investimenti. Il rischio non è tanto l’invalidità automatica, quanto l’impugnabilità. Se infatti l’Appello - previsto entro il mese di giugno stante l'urgenza di decidere su l'eleggibilità di un Presidente in carica - dovesse confermare l’ineleggibilità, si aprirebbe uno spazio per contestare gli atti adottati in questo periodo, sostenendo che la Giunta era guidata da un Presidente non eleggibile come sentenziato in primo grado di giudizio.
Su questo punto la dottrina e la giurisprudenza offrono due letture. La prima, generalmente prevalente, è quella conservativa: gli atti adottati restano validi, almeno fino a eventuale annullamento, in nome della continuità dell’azione amministrativa e del principio dell’apparenza del potere. In sostanza, si evita che l’intero sistema venga travolto da un effetto domino. La seconda lettura, più rigorosa, evidenzia invece un rischio concreto, quello che se l’ineleggibilità è originaria, cioè esistente fin dall’inizio del mandato, allora gli atti e soprattutto quelli deliberati dopo il ricorso in Appello potrebbero essere considerati viziati e quindi contestabili davanti al giudice amministrativo. Non si tratterebbe, nella maggior parte dei casi, di nullità automatica, ma di illegittimità da far valere caso per caso.
Data la natura della controversia – che riguarda lo status del presidente della Regione – è verosimile che il giudizio d’Appello venga trattato con priorità. I tempi non sono formalmente fissati, ma la necessità di chiarire rapidamente la legittimità della carica spinge verso una decisione in tempi relativamente brevi, nell’ordine al massimo di pochi mesi. Nel frattempo, la politica si muove su un doppio binario, da un lato la gestione amministrativa con margini ridotti, dall’altro la preparazione di scenari alternativi, compresa l’eventualità di una nuova elezione del Presidente e di una nuova Giunta o di elezioni anticipate.
Se l’Appello ribalterà la sentenza aostana, la posizione di Testolin verrà pienamente ristabilita e gli atti adottati nel frattempo perderanno ogni ombra. Se invece l’ineleggibilità verrà confermata, si aprirà una fase più complessa, sia sul piano politico, con la necessità di ridefinire la guida della Regione, sia sul piano giuridico, con possibili ricorsi contro gli atti adottati nel periodo 'sospeso'.
Nel frattempo, la Valle d’Aosta si muove in una zona intermedia, con un Presidente in carica ma contestato, una Giunta operativa ma esposta, atti formalmente validi ma potenzialmente impugnabili. È il punto in cui il diritto cerca di garantire stabilità, mentre la politica è costretta a muoversi in equilibrio e dove ogni decisione, anche la più tecnica, assume inevitabilmente un peso strategico.


patrizio gabetti



