Religio et Fides | 12 aprile 2026, 06:03

'Radici degli alberi', 1890 - Vincent Van Gogh (1853-1890)

Lettura d'arte domenicale di don Paolo Quattrone

'Radici degli alberi', 1890 - Vincent Van Gogh (1853-1890)

La seconda domenica di Pasqua dal 1995, per volontà di san Giovanni Paolo II, è dedicata alla divina misericordia e questo sulla scia delle numerose apparizioni che ebbe la suora e santa, di origine polacca, Faustina Kowalska (1905-1938) nelle quali Gesù le rivelò il profondo desiderio di far conoscere al mondo l’immenso amore che nutre per l’umanità chiedendole di far istituire la prima domenica dopo Pasqua la festa della sua misericordia, proprio come riportato nel diario della suora nel quale è scritto tutto ciò che le riferì il Signore. Vi cito un passaggio: “Desidero che la Festa della Misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia”. Veniamo alle letture: nel salmo per ben tre volte si ripete: “Il suo amore è per sempre”. L’amore di Dio è eterno, non si esaurisce mai, resiste al passare del tempo e nonostante il male che l’uomo è in grado di produrre e nel quale si infila, Dio non si arrende, non demorde, fa di tutto pur di farci ritornare al bene, alla fede e all’amore. Nella seconda lettura, tratta dalla prima lettera di san Pietro apostolo, siamo invitati alla gioia nonostante le prove dell’esistenza e nel Vangelo Gesù risorto apparendo agli apostoli esordisce dicendo: “Pace a voi!”. Parole che ci fanno andare con la mente alle prime pronunciate da papa Leone XIV il giorno della sua elezione, vi riporto la prima parte: “La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. La pace che augura Gesù nel Vangelo e la gioia della quale parla san Pietro nella seconda lettura da dove provengono e cosa sono davvero? Non consistono in un benessere materiale, nello sperare che tutta vada secondo i nostri piani e desideri o su aspetti puramente esteriori e futili ma pace e gioia hanno radici ben più profonde, traggono origine dalla consapevolezza che c’è qualcosa, anzi Qualcuno di robusto che ci sostiene in ogni frangente e si tratta di Dio e del suo inesauribile amore. Se Gesù è davvero risorto non ha limiti, non ci sono situazioni nelle quali non possa raggiungerci e starci vicino, da qui nascono gioia e pace che si possono esperimentare anche nei momenti bui, non a caso il Risorto appare ai discepoli pur con le porte chiuse infatti per la sua misericordia non vi sono più limiti, sta a noi accoglierla perciò quando ci accade di vivere una fase critica e abbiamo la sensazione di sentirci soli e disarmati; quando guardando ai nostri limiti e mancanze pensiamo di non valere nulla, di aver sbagliato tutto, di essere dei falliti, dei casi persi non degni di Dio; quando siamo in un buio esistenziale profondo a tal punto da credere che nemmeno il Signore possa raggiungerci, la gioia e la pace nascono dall’aprirci a Dio e dall’esperimentare che non esiste situazione e condizione dove lui non possa raggiungerci, prenderci per mano per non farci sentire soli, afferrarci ed accompagnarci verso un nuovo orizzonte ed una vita nuova. Radici degli alberi (1890) di Vincent Van Gogh (1853-1890) è una delle ultime opere dipinte dall’artista prima della sua tragica morte, vi sono intrichi di tronchi e radici sottili colorate che riempiono la tela rendendola quasi astratta. Su quali radici poggia e si radica la mia vita? Da cosa traggo gioia e pace anche nei momenti difficili? Tra le radici c’è il credere che Gesù in quanto risorto possa raggiungermi ovunque con il suo amore? Credo che le radici della sua misericordia possano arrivare fin nei luoghi e nelle ferite più profonde dell’animo umano?

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it