Cronaca | 10 aprile 2026, 10:50

Inchiesta corruzione e appalti illeciti al Traforo del Bianco; 415 bis per tre indagati

Per altri quattro accusati, il fascicolo è stato trasmesso per competenza al Tribunale di Palmi, in Calabria, perchè il presunto accordo corrutivo legato ai lavori in Valle d'Aosta sarebbe stato sancito in territorio della Piana di Gioia Tauro

Inchiesta corruzione e appalti illeciti al Traforo del Bianco; 415 bis per tre indagati

Si avvia verso una nuova fase giudiziaria l’inchiesta della Procura di Aosta sui presunti illeciti nella gestione di appalti e subappalti legati alla manutenzione della galleria di Entrèves, al Traforo del Monte Bianco. Nei giorni scorsi, infatti, il procuratore capo di Aosta in veste pubblico ministero (le indagini erano state avviate dal pm Giovanni Roteglia, da alcuni mesi a Milano), ha notificato a tre dei sette indagati l’avviso 415 bis di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta di Oreste Pizzetti, 48 anni, crotonese residente a Milano, responsabile unico del procedimento-Rup per la Società Italiana Traforo Monte Bianco-Sitmb di un appalto per la ristrutturazione della galleria di Entreves, difeso dal legale aostano Ascanio Donadio; dell'impresario edile/stradale Pasquale (nato a Belvedere Marittimo e residente a Courmayeur, 55 anni), assistito dall'avvocato del foro di Reggio Calabria Stefano Priolo; Massimiliano Opramolla (57 anni, di Sesto San Giovanni), socio della società Techne spa, assistito dall'avvocato Riccardo Bonetti di Bergamo. Per gli altri quattro indagati, il fascicolo è stato trasmesso per competenza al Tribunale di Palmi, in Calabria, perchè il presunto accordo corrutivo legato ai lavori in Valle d'Aosta sarebbe stato sancito tra loro in territorio della Piana di Gioia Tauro. Si tratta di  Rosario (Belvedere M., 54 anni) e Nicola Liporace (Courmayeur, 26 anni) difesi dall'avvocato Priolo e di Bruno (51 anni, di Caserta) e Antonella Bortone (38 anni, Caserta), amministratori dell'impresa NG Strade srl.

La chiusura indagini dell'inchiesta costituisce un passaggio formale ma decisivo, che di fatto preannuncia la prossima richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, salvo eventuali sviluppi difensivi nelle prossime settimane.

L’indagine – condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aosta – ruota attorno alla figura di Oreste Pizzetti, sospeso dall’incarico nel maggio scorso e in seguito licenziato (senza impugnazione, da parte sua, del provvedimento). I Liporace, legati al settore degli appalti stradali, sono amministratori e referenti di imprese operanti tra Valle d’Aosta e Calabria.

Le accuse, a vario titolo, restano tra quelle già emerse nella fase cautelare: corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio (il solo Pizzetti); subappalto illecito. Al centro dell’impianto accusatorio vi sarebbe un sistema di relazioni e scambi di favori legati all’affidamento dei lavori pubblici, con presunte irregolarità nella gestione delle procedure e nella concessione di incarichi. Secondo la Procura, Pizzetti avrebbe favorito affidamenti e subappalti non autorizzati, ricevendo in cambio utilità di diversa natura, anche sotto forma di relazioni e opportunità professionali. Tra gli episodi contestati, anche presunte pressioni per ottenere incarichi più vantaggiosi all’interno della stessa Sitmb o presso altre realtà infrastrutturali.

Nel fascicolo compaiono inoltre riferimenti a contatti con ambienti politici, tra cui l’ex senatore Ernesto Magorno e interlocuzioni con la presidente della Sitmb, Emily Rini, la quale – già sentita dagli inquirenti – ha respinto eventuali proposte ritenute inappropriate pervenute in particolare da Pizzetti.

Tra le diverse accuse - secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Aosta e la Procura - Pizzetti avrebbe agevolato un subappalto non autorizzato da 168 mila euro, affidato dalla NG Strade srl a Pasquale Liporace, pur conoscendone le pregresse condanne e le irregolarità contributive. In cambio avrebbe ricevuto un’utilità non economica ma di tipo relazionale: l’organizzazione, tramite Rosario Liporace, di incontri con Ernesto Magorno, già senatore e sindaco di Diamante (Cs), e con la presidente di Sitmb, Emily Rini (senza sortire, con quest'ultima, alcun sostanziale esito).

Dalle carte emerge che Pizzetti avrebbe cercato, attraverso quei contatti, di ottenere un trasferimento di sede a lui più congeniale e un incarico dirigenziale più favorevole - anche sul piano economico - presso Autostrade per l’Italia (in particolare nel Secondo Tronco Milano) o nella stessa Sitmb. In cambio, avrebbe promesso di “interessarsi”, pur non avendone una reale possibilità, per un eventuale futuro inserimento della stessa Rini in Sitmb una volta scaduto il suo mandato alla presidenza.

 

Le intercettazioni allegate al fascicolo mostrano poi colloqui tra Pizzetti e Opramolla in cui si descrivono aperture di procedure di gara “su misura” per far vincere, inviti a "stare fermi" e a non parlare al telefono (cosa che però i due indagati spesso fanno) in attesa dei passaggi amministrativi e la promessa di un’offerta economica e contrattuale finalizzata all’assunzione di Pizzetti in azienda privata (si fa esplicito riferimento a cifre di "5.000 euro netti al mese" come ingaggio iniziale, e fino a 120–150 mila annui come prospettiva), oltre a scambi di messaggi e l’invio di atti interni. Scrive il pm che per accelerare l’affidamento dei lavori di manutenzione della piazzola di sosta per mezzi pesanti del Traforo del Monte Bianco, per un importo di 125.886 euro, Oreste Pizzetti avrebbe agito in violazione dei propri doveri d’ufficio, affidando direttamente i lavori alla società Techne Spa e accettando la promessa di denaro o altre utilità da parte di Massimiliano Opramolla, socio dell’azienda beneficiaria. Quanto ai Liporace, sussiste anche l'accusa di aver emesso falsa fatturazione per 78.000 euro con la società 2L srl di Nicola Liporace su operazioni inesistenti ("noleggio mezzi) allo scopo di mascherarne la reale provenienza ovvero l'accordo di subappalto tra NG Strade srl e l'impresa di Pasquale Liporace, ritenuto illecito dagli inquirenti.

Il quadro delineato dalla Procura resta, tuttavia, diverso da quello tracciato in precedenza dal gip Davide Paladino, che nel luglio scorso aveva respinto la richiesta di misure cautelari definendo “embrionale” il presunto patto corruttivo e non sufficientemente gravi gli indizi raccolti su alcuni episodi. Una valutazione contestata dal pm Roteglia davanti al Tribunale del Riesame di Torino e che ora, alla luce della chiusura delle indagini, sarà destinata a confrontarsi con il vaglio dell’udienza preliminare.

Nel frattempo, la Sitmb ha già annunciato la propria intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento, confermando la linea di tutela dell’ente rispetto ai fatti contestati.

patrizio gabetti