Si può a buon titolo definire un 'colpo di scena', il mutamento di scenario nel procedimento d’Appello sulla decadenza o meno del presidente della Giunta, Renzo Testolin (foto sotto).
Il collegio giudicante della Prima sezione civile della Corte d’Appello di Torino ha infatti completamente modificato l’impostazione procedurale della causa relativa ai “Diritti di elettorato attivo e passivo”, iscritta al numero 612 del 2026 (relatrice Silvia Orlando) e promossa da Testolin contro la sentenza del tribunale di Aosta che, a fine aprile, ne aveva dichiarato la decadenza dalla presidenza della Giunta regionale.
Lo scorso 13 maggio era stata fissata per martedì 29 settembre una semplice trattazione cartolare: niente udienza, nessuna discussione davanti ai magistrati, ma soltanto il deposito di note e memorie scritte da parte dei legali del governatore valdostano e della controparte, rappresentata principalmente dalla capogruppo di Avs Chiara Minelli, promotrice del ricorso originario contro l’elezione di Testolin. Adesso, però, la Corte ha cambiato linea e con un nuovo provvedimento adottato venerdì 22 maggio, il collegio ha revocato la precedente modalità cartolare e disposto invece la comparizione personale delle parti e dei rispettivi difensori alle ore 10,30 di martedì 13 ottobre, sempre davanti alla Prima sezione civile della Corte di Appello di Torino.
Una decisione tutt’altro che ordinaria, perchè nei procedimenti di questo tipo la sostituzione del deposito di memorie con una vera e propria udienza di comparizione rappresenta un’eccezione procedurale significativa, che riporta il giudizio d’Appello a uno schema molto simile a quello già visto in primo grado ad Aosta, ovvero discussione diretta davanti ai giudici, confronto immediato tra le parti e successiva decisione in tempi ravvicinati.
Dal punto di vista tecnico e processuale, il cambio di impostazione produce un effetto concreto immediato, ovvero accelera sensibilmente i tempi della decisione.
Se il procedimento fosse rimasto cartolare, la sentenza sarebbe probabilmente arrivata non prima di fine novembre o dicembre. Con l’udienza pubblica fissata per il 13 ottobre, invece, la decisione della Corte d’Appello potrebbe essere pubblicata già entro la fine dello stesso mese di ottobre, anticipando di almeno un mese il pronunciamento finale.
Una scelta che apre inevitabilmente interrogativi sul reale orientamento del collegio torinese; l’impressione, negli ambienti giuridici, è che la Corte voglia arrivare rapidamente a una definizione del caso, entrando direttamente nel merito della controversia politica ed elettorale che da settimane scuote il Consiglio Valle. Le strade restano sostanzialmente due, confermare la sentenza del tribunale di Aosta oppure ribaltarla, restituendo pienamente a Testolin la legittimità della propria elezione.
Esiste però anche una terza ipotesi, considerata la più delicata e politicamente più pesante, cioè quella del rinvio degli atti alla Corte costituzionale. Se i giudici d’Appello dovessero infatti ritenere necessario un pronunciamento della Consulta sui profili di legittimità costituzionale emersi nella vicenda, l’intero procedimento subirebbe inevitabilmente un ulteriore allungamento dei tempi, con una decisione della Corte costituzionale difficilmente immaginabile prima della primavera del 2027 e che avrebbe necessariamente conseguenze ben più estese del semplice merito di causa.


patrizio gabetti


