Nuove tensioni tra Italia e Svizzera sul Traforo del Gran San Bernardo. A riaccendere il confronto tra i due Paesi sono sia i costi della manutenzione straordinaria della galleria sia il delicato dossier sul rinnovo della concessione, mentre incombono i nuovi cantieri che prevedono la chiusura delle gallerie Sorreley e Signayes, destinata ad avere pesanti ripercussioni sul traffico internazionale.
La controversia principale riguarda sempre i 26 milioni di euro che la parte italiana avrebbe dovuto versare per i lavori di manutenzione straordinaria del tunnel. Una vicenda che si trascina da anni e che solo nell’ottobre 2024 aveva trovato una prima apparente soluzione con la firma di un protocollo d’intesa tra la società valdostana SITRASB e la svizzera TGSB.
Il traforo, inaugurato nel 1964, è gestito attraverso una complessa architettura societaria; la svizzera Tunnel du Grand-Saint-Bernard SA e la italiana Società Italiana Traforo Gran San BernardoSITRASB partecipano entrambe alla SISEX, la società incaricata della gestione operativa e della manutenzione della galleria.
I lavori si erano resi indispensabili dopo il crollo, avvenuto nel 2017 sul lato elvetico, di una parte della soletta di ventilazione. Un episodio che, solo per caso, non provocò vittime. La parte principale dell’intervento si sarebbe conclusa nel marzo scorso, mentre restano da completare alcune opere elettromeccaniche.
Pace fatta? Niente affatto, da Berna vengono infatti contestati ulteriori costi legati agli interessi maturati e alle somme anticipate dalla parte svizzera per accelerare il cantiere (temi già affrontati a suo tempo su queste pagine). Il presidente della TGSB, Olivier Français, intervistato dalla testata elvetica TVSvizzera.it, parla apertamente di situazione “catastrofica” e accusa la controparte italiana di non rispettare gli impegni assunti. Français non ha usato mezzi termini.
"La proposta di Sistrasb (sul pagamento della propria quota per i lavori ndr) è irricevibile. Non corrisponde ai calcoli che abbiamo fatto, e non abbiamo dubbi sulla loro correttezza”. Français lamenta, come già aveva fatto nel 2023, problemi di sostanza e di metodo. E sottolinea che rispetto ad allora, lungi dal risolversi la situazione sarebbe peggiorata. “Gli impegni presi durante le riunioni non vengono rispettati. Non era così con la precedente gestione da parte italiana. Questo ci costringe a essere molto formali e a respingere ogni compromesso. Siamo stati troppo tolleranti. Basta".
Ancora più delicata è poi la questione del rinnovo della concessione del traforo, in scadenza nel 2034. La Svizzera avrebbe già deciso di prorogarla fino al 2070, mentre sul fronte italiano il dossier sarebbe bloccato tra Roma e Bruxelles, anche per le implicazioni legate alle normative europee. Senza una proroga di lungo periodo, spiegano i gestori, diventa difficile pianificare nuovi investimenti milionari sulla sicurezza e sull’ammodernamento dell’infrastruttura.


pa.ga.



