Cronaca | 09 aprile 2026, 10:00

Aiuti Arev 2018 agli allevatori, per la Commissione Ue sono 'llegali e da recuperare'

Aiuti Arev 2018 agli allevatori, per la Commissione Ue sono 'llegali e da recuperare'

Quei contributi pubblici regionali erogati tramite l'Arev nel 2018 alla filiera zootecnica valdostana configurano “un aiuto di Stato illegale, con conseguente obbligo di recupero”. È una presa di posizione netta quella espressa dalla Commissione europea, chiamata a pronunciarsi su richiesta della sezione regionale della Corte dei conti nell’ambito del procedimento sui cosiddetti 'premi genetici' o meglio delle rassegne zootecniche destinati all’Associazione regionale allevatori-Arev.

Il parere, trasmesso a seguito dell’istanza avanzata lo scorso 5 dicembre dai giudici contabili valdostani, riguarda una quota di contributi pari a circa 2,9 milioni di euro, oggetto della contestazione di danno erariale da parte della Procura contabile. Il punto centrale sollevato dalla Corte dei conti era la verifica della compatibilità di tali aiuti con il mercato interno europeo.

La risposta di Bruxelles, però, non lascia margini interpretativi. “Non essendo stata notificata alla Commissione prima della sua messa in esecuzione – si legge nel documento – tale misura configura un aiuto di Stato illegale con conseguente obbligo di recupero”.

I motivi: concorrenza alterata e rischio sugli scambi

Nel parere, la Commissione entra nel merito della natura dei finanziamenti, concessi dalla Regione per rimborsare agli allevatori i costi legati all’organizzazione e alla partecipazione a concorsi, fiere, scambi ed esposizioni.

Secondo l’analisi europea, si tratta di interventi “in grado di falsare la concorrenza”, in quanto rafforzano la posizione dei beneficiari rispetto ad altri operatori. Un elemento ritenuto ancora più rilevante alla luce del fatto che i settori interessati partecipano agli scambi tra Stati membri, con il conseguente rischio di incidere sul mercato unico.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda gli obblighi delle autorità nazionali: Bruxelles ricorda infatti che “gli aiuti di Stato illegali devono essere recuperati in modo proattivo”, anche in assenza di una decisione formale sulla loro compatibilità.

E aggiunge un elemento destinato a pesare nel dibattito politico e giudiziario: “Al momento, la Commissione non è a conoscenza di procedimenti di recupero da parte della Regione Valle d’Aosta o di altre amministrazioni competenti”.

Le ricadute sul procedimento contabile

La vicenda si inserisce nel procedimento aperto davanti alla Corte dei conti valdostana, scaturito dagli accertamenti condotti dalla Guardia di finanza. La Procura contabile ha citato a giudizio 16 persone, tra cui tre dirigenti regionali ed esponenti di primo piano della politica regionale.

Tra questi figurano il presidente della Regione Renzo Testolin, il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi, la senatrice Nicoletta Spelgatti, l’assessore allo sviluppo economico Luigi Bertschy e l’assessore al bilancio Mauro Baccega, in quanto componenti delle due Giunte regionali (presidenti Laurent Viérin e Nicoletta Spelgatti) che nel 2018 deliberarono i contributi oggi contestati.

Il parere della Commissione europea rappresenta ora un elemento di rilievo nel procedimento contabile, rafforzando la tesi dell’illegittimità degli aiuti e aprendo con maggiore forza il tema del loro eventuale recupero. Sul piano politico e amministrativo, la questione si intreccia con la gestione delle politiche di sostegno al comparto agricolo, tradizionalmente centrale per l’economia valdostana. Ma, alla luce della posizione espressa da Bruxelles, il nodo si sposta ora anche sulla responsabilità delle istituzioni regionali e sulle possibili conseguenze finanziarie e giuridiche di una vicenda destinata a lasciare il segno.

pa.ga.