Cronaca | 08 aprile 2026, 06:21

Omicidio La Salle; oggi è il giorno della sentenza per Sohaib Teima

Sohaib Teima

Sohaib Teima

Dopo le eventuali repliche e il ritiro della Corte d'assise in camera di consiglio, oggi mercoledì 8 aprile sarà deliberata al tribunale di Aosta la sentenza per Sohaib Teima, il 23enne di Fermo imputato per l’omicidio dell’ex fidanzata Auriane Laisne, 22 anni, trovata senza vita il 5 aprile 2024 tra i ruderi della chiesetta di Equilivaz, sopra La Salle.

Il pm Manlio D'Ambrosi ha chiesto per l'imputato l'ergastolo, evidenziando, nella requisitoria del 18 marzo scorso, che nel corso del processo "è emerso con chiarezza che si tratta di un femminicidio. Auriane è stata inizialmente resa incapace di reagire da una dose eccessiva di tranquillanti, che le ha impedito di difendersi. Ha comunque tentato di opporsi, come dimostrano le lesioni alle mani, ma ormai priva di forze è stata colpita al collo dall’aggressore, che altri non può essere che Teima. Il decesso è avvenuto per asfissia: era in stato di semi incoscienza ed è morta soffocata dal proprio sangue”. 

Nel suo intervento, D’Ambrosi ha ricostruito nel dettaglio il lavoro svolto dai carabinieri, dal ritrovamento del corpo all’identificazione della vittima, fino agli spostamenti dei due giovani nei giorni precedenti al delitto.

 

“Auriane è stata vittima di un comportamento fatto di violenze, umiliazioni e sopraffazioni, oltre a essere stata privata della libertà e sottoposta a un controllo costante da parte del fidanzato. Viveva in una condizione di paura e dipendenza. In Francia lo aveva denunciato in quattro occasioni per maltrattamenti. Inoltre, nel corso del dibattimento è emerso che la madre dell’imputato ha fornito dichiarazioni non veritiere anche davanti a questa Corte”.

Tra gli elementi evidenziati dall’accusa anche le tracce lasciate dal telefono dell’imputato: “Dai dati risulta che il cellulare di Teima, nella notte tra il 26 e il 27 marzo, si trovava a Equilivaz. Non durante il giorno, ma proprio nelle ore notturne in cui sarebbe stato compiuto l’omicidio”.

Secondo la difesa, invece, l’ultima volta che Teima avrebbe visto la ragazza, alla fine di marzo 2024, era ancora viva, dopo essersi allontanata con due persone legate – ipotizzano gli avvocati Tommaso Calabrò e Lucia Lupi – a un giro di droga. L’avvocato Calabrò nella sua arringa ha attaccato l’impianto accusatorio, sostenendo che le indagini si siano concentrate fin da subito solo su Teima, escludendo piste alternative. Per una condanna, evidenzia, servirebbero certezze su presenza sul luogo del delitto, momento della morte, movente e arma: elementi che, a suo dire, mancano o restano deboli. L’arma, in particolare, non è mai stata trovata. Dubbi anche sulla localizzazione dell’imputato: i dati del telefono lo collocano nell’area, ma non con precisione nella cappella. Contestata inoltre la mancata analisi di alcuni reperti rinvenuti sul posto, che secondo la difesa avrebbe potuto chiarire definitivamente la vicenda. Sul movente, i legali hanno definito “illogica” la ricostruzione della Procura, secondo cui Teima avrebbe ucciso la ex per timore di un processo per maltrattamenti. Anche l’ipotesi di premeditazione viene respinta: i comportamenti dei due, ricostruiscono, appaiono incompatibili con un piano omicida. In chiusura, la difesa ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. In subordine, ha sollecitato l’esclusione delle aggravanti e una riduzione della pena, giudicando comunque l’ergastolo sproporzionato "per un imputato così giovane".

pa.ga.