Politica | 19 marzo 2026, 07:29

'No a interferenze politiche sull'Osservatorio antimafia'

Alberto Bertin analizza la proposta di riforma dell'ente, che prevede tra i cambiamenti l'ingresso di due assessori regionali

Alberto Bertin critico sulla proposta di legge per il 'nuovo' Osservatorio antimafia

Alberto Bertin critico sulla proposta di legge per il 'nuovo' Osservatorio antimafia

L’Osservatorio antimafia della Valle d’Aosta non deve perdere la sua autonomia né trasformarsi in uno strumento sotto influenza politica. È la preoccupazione di Alberto Bertin, già presidente del Consiglio Valle e tra i principali promotori dell’organismo, che interviene nel dibattito sulle modifiche alla legge istitutiva con un'articolata analisi.

Bertin ripercorre innanzitutto la lunga genesi dell’Osservatorio, nato – ricorda – dopo oltre dieci anni di tentativi. “La prima proposta risale al 2012 – spiega – e da allora si sono susseguiti atti consiliari, iniziative legislative e richieste rimaste a lungo senza esito, nonostante fosse sempre più evidente la necessità di strumenti per contrastare la presenza della ’ndrangheta sul territorio”. Solo nel gennaio 2022, quando era alla guida dell’assemblea regionale, il progetto è arrivato a compimento, “un risultato ottenuto dopo anni di lavoro e determinazione”.

Al centro della presa di posizione ci sono ora le modifiche proposte alla normativa. Bertin distingue tra interventi formali, ritenuti marginali, e cambiamenti sostanziali che invece inciderebbero sulla natura stessa dell’Osservatorio.

Il primo nodo riguarda la composizione; l’ipotesi di inserire due assessori regionali, secondo l’ex presidente del Consiglio, altererebbe l’equilibrio originario. L’organismo era stato pensato come luogo di confronto tra società civile, mondo economico e istituzioni impegnate sul fronte della legalità, non come una struttura a prevalenza politica. Il rischio, osserva, è quello di snaturarne la funzione trasformandolo di fatto in un’estensione dell’attività consiliare o dell’esecutivo.

Ancora più critica, nella lettura di Bertin, è la proposta di eliminare il Comitato tecnico. Si tratta, sottolinea, di un elemento centrale per garantire competenze specialistiche indipendenti, selezionate attraverso un soggetto terzo. La sua soppressione comporterebbe che le consulenze vengano affidate direttamente dagli organi politici, con una conseguente perdita di autonomia e qualità nell’azione dell’Osservatorio.

Nel complesso, l’ex presidente traccia una linea netta: le modifiche non cancellano formalmente l’Osservatorio, ma ne riducono significativamente la forza e l’indipendenza. Il rischio concreto è quello di un organismo più debole e maggiormente esposto alle dinamiche politiche.

Un richiamo, quindi, alla filosofia originaria: l’Osservatorio antimafia, per essere efficace, deve restare uno spazio autonomo, capace di analisi e proposta senza condizionamenti, proprio per affrontare un fenomeno complesso come quello delle infiltrazioni mafiose sul territorio.

pa.ga.