Attualità | 15 marzo 2026, 12:06

Arnica, il Dottor Nicola spiega come scegliere una pomata davvero efficace

Sugli scaffali delle farmacie e dei negozi specializzati le percentuali campeggiano in grande: 30%, 50%, perfino 90% di arnica. Ma quel numero è davvero sinonimo di efficacia? Lo abbiamo chiesto al dottor Andrea Nicola, farmacista

Il Dottor Andrea Nicola

Il Dottor Andrea Nicola

Laprimalinea: Dottore, come si orienta un consumatore davanti a tutte queste percentuali?

Dottor Nicola: "Il primo errore è farsi sedurre dal numero. '90% di arnica' suona forte, rassicurante. Ma la domanda vera è: 90% di che cosa? In molti casi si tratta di acqua di arnica, cioè una preparazione acquosa dei fiori. Può essere gradevole e ben formulata, ma non è sovrapponibile a un vero estratto in termini di contenuto di sostanze attive.

Diverso è il caso di un estratto idroalcolico o glicerico, ottenuto con un processo che concentra in modo più significativo i composti caratteristici della pianta. Non a caso, nelle monografie europee di riferimento per l’uso tradizionale topico di Arnica montana si parla di preparazioni estrattive per contusioni, piccoli traumi e dolori muscolari. In sintesi: la percentuale, da sola, non basta. Conta che cosa rappresenta quella percentuale".

LPL: Qual è la base scientifica dell’arnica?

DN: L’arnica non è solo tradizione popolare: è una pianta descritta nella fitoterapia europea e oggetto di valutazione nelle monografie ufficiali. La sua attività è legata a molecole specifiche, in particolare ai lattoni sesquiterpenici, tra cui l’helenalina, associati all’effetto antinfiammatorio locale.

Nei riferimenti scientifici seri – dalle monografie europee alla tradizione della Commissione E – l’attenzione non è mai sul numero commerciale stampato in grande, ma su tre elementi fondamentali: qualità della materia prima, metodo di estrazione e appropriatezza d’impiego.

In altre parole: la qualità non è marketing. È sostanza vegetale correttamente estratta e inserita in una formula ben progettata".

LPL: E le famose 'creme al 90%, quelle da cavalli'?

"Spesso è un linguaggio di marketing, o comunque un modo di dire. A volte dietro c’è soprattutto una base acquosa aromatizzata; altre volte si fa leva sull’idea che 'più è meglio'. Va però riconosciuto che alcune persone riferiscono un beneficio anche con queste formulazioni. Questo può dipendere dal fatto che certe creme, pur dichiarando alte percentuali di acqua di arnica, contengono ingredienti che producono un effetto sensoriale immediato, come componenti balsamiche o a sensazione riscaldante, capaci di aumentare la percezione di comfort locale. È una sensazione reale. Ma non va automaticamente confusa con l’efficacia specifica dell’arnica: sono due piani diversi.

L’arnica resta una pianta attiva e, se usata senza criterio, può dare irritazione in soggetti sensibili. Per questo una buona pomata cerca un equilibrio tra efficacia e tollerabilità. Va applicata su cute integra e con buon senso. Due cautele d’uso: Applicare solo su cute integra; Prestare attenzione in caso di pelle sensibile o allergia alle Asteraceae. In caso di dubbio, è sempre opportuno chiedere consiglio al farmacista o al medico".

LPL: E dunque, il consiglio più importante del farmacista?

DN: "Se devo lasciare un messaggio semplice è questo: non comprate l’arnica a percentuale, compratela a competenza. Il modo più sicuro per scegliere una pomata davvero efficace è farsi consigliare da un professionista preparato, capace di distinguere tra acqua ed estratto, tra promessa commerciale e qualità reale. Perché le piante possono essere utili. Ma danno il meglio quando dietro c’è conoscenza".

red.laprimalinea.it