Lo Zelo di Anubi | 14 marzo 2026, 17:55

Sono settantuno le specie animali esotiche ora prelevabili

Un ampliamento 'di legge' che interpella la nostra responsabilità

Credits Freepick

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Con l’entrata in vigore del nuovo decreto interministeriale Salute–Ambiente, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio 2026, passa da sei a 71 il numero delle specie selvatiche ed esotiche che possono essere prelevate dal loro habitat naturale per essere detenute come animali da compagnia. Il provvedimento, firmato dai ministri Orazio Schillaci e Gilberto Pichetto Fratin, sostituisce integralmente l’elenco introdotto nel 2022 e nasce dall’obbligo di aggiornamento quinquennale previsto dalla normativa vigente.

La nuova lista riguarda soprattutto specie ittiche tropicali e marine, già diffuse nel settore dell’acquariofilia. La selezione è stata definita attraverso criteri tecnico‑scientifici condivisi con ISPRA e con la Direzione Ambiente del Ministero dell’Ambiente, valutando impatti sulla biodiversità, diffusione commerciale e requisiti di tutela sanitaria e di benessere animale.

Il decreto chiarisce che la possibilità di prelievo non esonera dal rispetto dell’intero quadro normativo: disposizioni CITES, norme sanitarie, regolamenti sul benessere animale e vincoli regionali o locali restano pienamente vigenti. Per veterinari, importatori, allevatori e autorità di controllo, l’aggiornamento comporta nuove responsabilità informative e operative, soprattutto nella gestione delle specie non convenzionali.

Accanto ai dati tecnici, questo ampliamento solleva anche una considerazione più ampia, che riguarda il nostro rapporto con la fauna selvatica. La crescente richiesta di animali esotici come “compagnia” interroga la nostra sensibilità...per soddisfare un desiderio umano, spesso legittimo ma talvolta superficiale, accettiamo che creature nate per vivere in ecosistemi complessi vengano sottratte al loro ambiente naturale. È un gesto che richiede delicatezza di giudizio, perché ogni prelievo, anche regolamentato, rappresenta comunque un’interruzione di un equilibrio ecologico.

Forse, prima di pensare a nuovi animali da compagnia, dovremmo rivolgere l’attenzione a quelli che già vivono accanto a noi, spesso non adeguatamente tutelati, e allo stesso tempo impegnarci a proteggere le specie libere, rispettando i loro habitat e la loro funzione negli ecosistemi. 

Perché le norme possono guidare, ma la responsabilità etica rimane un compito individuale e collettivo custodendo ciò che esiste, senza trasformare la biodiversità in un catalogo da cui attingere per rispondere ai nostri bisogni emotivi.

a.a.