Un 'fuorionda' durante il dibattito di ieri all'UniVdA sul referendum sulla Giustizia (la registrazione però è stata tolta dopo poche ore dal sito dell'Università) accende la polemica politica in Valle d’Aosta. A sollevare il caso è la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra-Avs in Consiglio Valle, Chiara Minelli, che parla di un dialogo "inaccettabile" tra il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra e il costituzionalista Enrico Grosso avvenuto prima dell’inizio dell’incontro organizzato dall’Università della Valle d'Aosta.
Secondo la consigliera, durante i minuti iniziali dell’evento – dedicato al confronto sulle ragioni del Sì e del No al referendum sulla magistratura – sarebbe stato affrontato un tema estraneo al dibattito e riguardante invece il ricorso presentato da Avs sul quale il Tribunale di Aosta dovrà pronunciarsi il prossimo 22 aprile sulla questione del possibile quarto mandato.
La denuncia di Minelli
Nel suo intervento pubblico, Minelli afferma di essere rimasta "letteralmente basita" nell’ascoltare il dialogo tra i due relatori. Secondo la ricostruzione della capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, il professor Grosso – autore nel 2025 di un parere a sostegno delle tesi del presidente della Giunta, Renzo Testolin, sulla possibilità di un quarto mandato – avrebbe colto l’occasione della presenza del presidente del Tribunale per richiamare quel parere e illustrarne le motivazioni.
Sempre stando alla dichiarazione di Minelli, Marra avrebbe ascoltato le argomentazioni, dicendo di conoscere il ricorso presentato da Alleanza Verdi e Sinistra e manifestando una sorta di 'fiducia' sulla questione. Durante lo scambio sarebbe stato anche evocato da Grosso un possibile difetto di giurisdizione per la valutazione del ricorso (ovvero secondo il professore l'argomento doveva essere discusso al Tar e non al tribunale ordinario).
La consigliera definisce la situazione "molto grave", sostenendo che su una materia oggetto di giudizio il presidente del Tribunale dovrebbe mantenere "un atteggiamento di totale imparzialità".
Il presidente del Tribunale di Aosta, 'imparzialità assolutamente mantenuta'
Contattato da Laprimalinea sulla vicenda, il presidente del tribunale aostano, Giuseppe Marra, spiega l’episodio fornendo una ricostruzione diversa dell'accaduto. Marra spiega innanzitutto di "non aver mai conosciuto Enrico Grosso" e di averlo visto per la prima volta "proprio in occasione dell’incontro". I due si trovavano al tavolo della conferenza quando in sala è entrato il presidente della Giunta, Renzo Testolin.
In quel momento – riferisce Marra – sarebbe stato lui stesso a indicarlo al costituzionalista dicendo: "Questo è il presidente della Giunta, Testolin". Grosso avrebbe quindi replicato di conoscerlo, aggiungendo di essere l’autore del parere favorevole al presidente della Giunta sulla questione del quarto mandato affrontata dal Consiglio Valle a inizio legislatura. Secondo la versione del presidente del Tribunale, la conversazione si sarebbe limitata a uno scambio generale. "Speriamo, io ho letto solo l'atto introduttivo. Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché, obiettivamente è una causa molto..." dice Marra all'avocato Grosso, che replica, "Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione". "Quello ce lo siamo visti - replica Marra - la relatrice mi ha fatto vedere la differenza di fondo sulla decadenza che è un diritto soggettivo".
"La domanda è proprio la decadenza. La Regione è difesa da un mio collega abbastanza noto, bravo, che mi ha accennato che è una delle questioni che vuole porre e vuole articolare" ha osservato Grosso. "Ce la studiamo, certo, ha concluso il presidente del Tribunale, ricordando che sul ricorso pendente davanti al tribunale ordinario la Regione non si era ancora costituita in giudizio. "Io non l’ho studiata, non saprei neanche dirti come la intende sostenere” , doice ancora Grosso e Marra replica: “Devo dire che la norma è scritta male”, al che risponde ancora Grosso, “la norma è scritta malissimo”.
Il presidente del Tribunale sottolinea però recisamente che la conversazione non è mai entrata nemmeno con toni allusivi nel merito del contenuto del ricorso né di eventuali profili processuali: "Non abbiamo parlato in alcun modo del contenuto della causa né della fase processuale". Insomma, "un breve scambio di parole ma non si è nemmeno sfiorato il contenuto degli atti né tantomeno sono stati espressi giudizi o valutazioni".


pa.ga.



