Politica | 24 febbraio 2026, 08:42

'Sul salario minimo la Regione assuma un ruolo politico di responsabilità'

Le forze progressiste Uniti a Sinistra, ADGA, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e Rete Sociale chiedono 'confronto serio, non polemico'

'Sul salario minimo la Regione assuma un ruolo politico di responsabilità'

Il tema del salario minimo approda in Consiglio Valle e dal fronte della sinistra arriva l’invito a non trasformare la discussione in uno scontro di corto respiro. In una nota congiunta, Uniti a Sinistra, ADGA, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e Rete Sociale sottolineano come si tratti di "una questione centrale per migliaia di lavoratrici e lavoratori" segnata da precarietà, bassi salari e perdita di potere d’acquisto.

Le forze firmatarie giudicano positivamente l’iscrizione dell’argomento all’Ordine del giorno, ma mettono in guardia dal rischio che il dibattito si concentri esclusivamente "sui ritardi del Governo nazionale o sulle differenti posizioni delle organizzazioni sindacali", chiedendo invece un confronto "serio, approfondito e rispettoso della complessità sociale ed economica".

La legge di iniziativa popolare e il quadro europeo

Nella nota viene richiamata la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Unione Popolare – con il contributo, tra gli altri, di Potere al Popolo e Rifondazione Comunista – che ha raccolto oltre 70mila firme ed è stata depositata al Senato il 28 novembre 2023. Un percorso "dal basso", spiegano, che proponeva un salario minimo di 10 euro l’ora indicizzato all’inflazione e che dimostrerebbe l’esistenza di "una domanda reale di giustizia salariale".

Il riferimento è poi al contesto europeo, dove nella maggior parte dei Paesi il salario minimo legale supera i 10 euro orari e in diversi casi i 12 euro, con meccanismi di adeguamento al costo della vita. "L’Italia e la Valle d’Aosta non possono restare fanalino di coda rispetto agli standard sociali europei", si legge.

Tra gli esempi citati compare l’esperienza del Governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez, dove l’aumento del salario minimo sarebbe andato di pari passo con la crescita economica. Ma il ragionamento si allarga anche alla qualità del lavoro: "A nulla serve una paga oraria formalmente elevata se le ore lavorate sono poche". Il part-time, aggiungono, deve essere «una scelta libera» e non la conseguenza di rapporti di forza squilibrati.

La specificità valdostana

Un passaggio è dedicato alla realtà regionale: la Valle d’Aosta presenta redditi medi elevati, ma anche un costo della vita superiore alla media nazionale, legato in particolare al peso del turismo e all’inflazione. «Parlare di salario minimo qui – sostengono – significa confrontarsi con affitti, servizi e beni di consumo più cari».

Per questo viene ritenuto poco comparabile il percorso avviato in alcune regioni come Sardegna, Campania e Puglia, dove le soglie minime negli appalti pubblici si attestano spesso sui 9 euro lordi l’ora, in contesti con un costo della vita più basso.

Il salario minimo viene definito "non una bandiera ideologica, ma uno strumento di civiltà" per contrastare dumping contrattuale, sfruttamento e precarietà, rafforzando allo stesso tempo la contrattazione collettiva.

Da qui la richiesta politica alla Regione: assumere "un ruolo chiaro" sostenendo iniziative che garantiscano salari dignitosi negli appalti pubblici, nei servizi e nelle politiche di sviluppo.

L’appello finale è rivolto all’aula del Consiglio Valle: "Un confronto all’altezza della posta in gioco – conclude la nota – per restituire valore al lavoro e futuro alle nuove generazioni".

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