Cronaca | 24 febbraio 2026, 17:30

Processo valanga al Tsanteleina, in aula i primi testimoni; 'rilievi difficili, il vento aveva cancellato le tracce'

Udienza aggiornata al prossimo 28 aprile, quando saranno sentiti altri testimoni

Il vicebrigadiere della GdF, Michele D'Andrea durante la sua deposizione

Il vicebrigadiere della GdF, Michele D'Andrea durante la sua deposizione

È ripreso questa mattina, martedì 24 febbraio, di fronte al giudide del tribunale di Aosta Marco Tornatore, il processo nei confronti di Matteo Giglio, 52 anni, guida alpina valdostana imputata di omicidio colposo plurimo per la morte dei tre aspiranti guide travolti da una valanga il 13 aprile 2023 nella zona del colle della Tsanteleina, in alta Val di Rhêmes, a poche decine di metri dal confine francese.

Assistito dall'avvocato Federico Parini del foro aostano Giglio, istruttore del gruppo e unico sopravvissuto alla tragedia, era stato rinviato a giudizio dal gup Luca Fadda. Dopo due rinvii si è aperto il dibattimento, chiamato a chiarire se e in che misura l’incidente potesse essere evitato. A perdere la vita furono Sandro Dublanc, 43 anni, maestro di sci di Champorcher, Elia Meta, 36 anni, finanziere del Sagf di Entrèves e Lorenzo Holzknecht, 38 anni, campione di scialpinismo residente a Bormio (nella foto sotto).

I rilievi due giorni dopo; 'La neve aveva coperto tutto'

In aula sono stati sentiti i primi testimoni chiamati dall’accusa. Tra questi Giuseppe Vernier, oggi in pensione ma all’epoca maresciallo del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cervinia, che effettuò il sopralluogo due giorni dopo la tragedia, il 15 aprile 2023.

“Quando siamo arrivati sul posto non vi erano più tracce: il vento aveva ricoperto tutto e si era formato un nuovo accumulo di neve”, ha spiegato. In fondo al canalone – ha aggiunto – erano visibili soltanto “le buche nella neve da cui erano stati estratti i corpi senza vita” e le numerose tracce lasciate dai soccorritori.

Le condizioni del manto nevoso hanno quindi reso impossibile una ricostruzione diretta della dinamica. “La neve è un libro, in certe condizioni, ma quel giorno ne era caduta di nuova e a terra non si vedeva nulla”, ha sintetizzato il teste, sottolineando anche come il sopralluogo fosse stato condotto con particolare cautela per il rischio di nuovi distacchi: due operatori scesero nel canale mentre altri rimasero in cresta in sicurezza. Vernier ha ricordato che il giorno precedente era stato impossibile intervenire per il maltempo e che anche le operazioni di soccorso il 13 aprile si erano svolte in condizioni difficili.

Le condizioni del percorso e il bollettino valanghe

Secondo quanto riferito in aula, il tracciato non era considerato “particolarmente pericoloso” in senso assoluto, ma presentava una marcata variabilità delle condizioni: poca neve e rocce affioranti sul lato destro orografico, molta neve nuova sul lato sinistro, proprio in un contesto in cui il bollettino valanghe segnalava pericolo 3 e invitava a prestare attenzione a creste e canali.

Un elemento su cui hanno insistito le parti civili riguarda proprio i bollettini: quello relativo al versante francese, con grado di pericolo superiore rispetto a quello italiano, secondo gli accertamenti tecnici sarebbe stato scaricato dal dispositivo dell’imputato solo in serata, quando la valanga si era già staccata.

La ricostruzione informatica dei movimenti

Il vicebrigadiere della Guardia di finanza Michele D’Andrea, che ha analizzato i dispositivi elettronici dei quattro sciatori, ha collocato il distacco alle 13,34. Dieci minuti prima – alle 13,24 – il gruppo si trovava compatto in cresta per circa trenta secondi. Dalle tracce satellitari emerge poi una discesa scaglionata: per primo Giglio, quindi l’arrivo in un punto intermedio del canale; successivamente la discesa di Dublanc e Meta mentre l’istruttore era già ripartito.

Dall’archiviazione al rinvio a giudizio

In una prima fase la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo credibile la versione dell’istruttore secondo cui il distacco sarebbe stato provocato dal passaggio di uno degli allievi su un accumulo di neve ventata già individuato ed evitato dagli altri. La posizione è cambiata dopo la memoria depositata dal legale dei familiari di una delle vittime e alla luce dell’incidente probatorio, con perizia scialpinistica e informatica basata anche sulle tracce Gps.

Tra i rilievi mossi dal pm Giovanni Roteglia, il mancato utilizzo degli zaini airbag e una gestione della discesa nel canalone ritenuta non sufficientemente prudente: una progressione sì distanziata, ma “per tappe”, senza attendere che ogni corsista completasse integralmente il tratto.

Fu lo stesso Giglio a lanciare l’allarme con il dispositivo satellitare e a tentare di liberare i compagni dalla neve prima di scendere a valle incontro ai soccorritori. Coinvolto solo marginalmente dal distacco, venne ricoverato al Parini e dimesso in breve tempo.

L’udienza è stata aggiornata al 28 aprile, quando verranno sentiti altri testimoni.