Si riaccende il dibattito sull’assetto delle funzioni prefettizie in Valle d’Aosta. Nella seduta consiliare dell’11 febbraio 2026, il Consiglio Valle ha discusso un’interpellanza del gruppo Fratelli d’Italia sul potenziamento degli uffici regionali che svolgono compiti di natura prefettizia, tema che incrocia organizzazione amministrativa, carenze di personale e qualità dei servizi sul territorio.
Il punto di partenza è storico e giuridico: il decreto luogotenenziale del 7 settembre 1945 attribuisce al Presidente della Giunta le funzioni tipiche del prefetto. Da qui le domande poste dall’opposizione: l’attuale macchina organizzativa è adeguata? Gli organici sono sufficienti e valorizzati? E c’è l’intenzione di rafforzare personale e competenze, anche con percorsi formativi specifici?
La risposta della Regione
Il Presidente della Regione ha chiarito che le funzioni prefettizie non sono esercitate direttamente dal vertice politico, ma distribuite trasversalmente tra servizi e strutture dell’Amministrazione. La Struttura organizzativa “Affari di prefettura” rappresenta un nodo centrale, ma non esclusivo, di queste attività.
Il nuovo assetto organizzativo – che entrerà in vigore dall'1 aprile prossimo – conferma l’impostazione attuale, con una verifica intermedia prevista dopo un anno.
Sul fronte del personale, il problema non riguarderebbe in modo specifico le funzioni prefettizie, ma l’intera macchina regionale: difficoltà di reclutamento, turn over elevato e mercato del lavoro dinamico rendono complesso consolidare competenze specialistiche. Una criticità, è stato sottolineato, che tocca anche gli uffici periferici dello Stato.
Tra le misure adottate, il rinnovo contrattuale 2022-2024 ha introdotto un’indennità per i funzionari di categoria D che operano con delega di firma del Presidente della Regione nelle materie prefettizie, riconoscimento pensato per rendere più attrattivo e responsabilizzato il ruolo.
Quanto alla formazione, l’impegno è a garantire continuità e sviluppo, anche in collaborazione con scuole nazionali di amministrazione e iniziative ministeriali, all’interno del Piano formativo 2026-2028, considerato un investimento strategico per fidelizzare il personale.
Le critiche di Fratelli d’Italia
Non soddisfatta la replica del gruppo FdI, che ha giudicato "insufficienti ed evasive" le risposte sull’adeguatezza dell’organizzazione. L’unico elemento apprezzato resta l’apertura sulla formazione, mentre per il resto – è la posizione espressa – servirebbero scelte politiche più nette e risorse dedicate.
Se la Regione rivendica la titolarità delle funzioni prefettizie, è la sintesi dell’intervento, deve assumerne pienamente la responsabilità amministrativa, evitando di limitarsi a giustificazioni generiche.
Il richiamo istituzionale di Stefano Aggravi
Sul tema è intervenuto pochi giorni fa anche il presidente dell’Assemblea, Stefano Aggravi, richiamando l’attenzione sulla necessità di garantire efficienza e chiarezza organizzativa in un ambito delicato come quello delle funzioni prefettizie.
Un settore che, per la specificità autonomistica valdostana, concentra competenze cruciali – dalla sicurezza amministrativa alla gestione di procedimenti sensibili – e che, proprio per questo, richiede strutture solide, personale stabile e professionalità adeguatamente formate. Secondo Aggravi, la sfida è coniugare autonomia e capacità operativa, evitando che la frammentazione degli uffici o la carenza di organico finiscano per rallentare risposte e servizi ai cittadini.
Il confronto in Aula mette in luce un nodo più ampio: mantenere in capo alla Regione competenze “prefettizie” è una prerogativa identitaria dell’autonomia speciale, ma comporta anche oneri organizzativi significativi.
Tra rivendicazione politica e limiti concreti di personale, la partita si gioca sulla capacità di trasformare l’assetto formale in efficienza reale. E la verifica prevista tra un anno sul nuovo modello organizzativo sarà il primo banco di prova per capire se le rassicurazioni della Giunta si tradurranno in risultati tangibili.


pa.ga.



